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Fobia o non fobia: questo è il problema

Hai mai ragionato su questi termini? Quotidianamente senti parlare di paura, panico, fobia, ansia e compagnia cantando, ma proviamo a fare un po’ di chiarezza ed inquadrare la fobia o la non fobia.

Se nella tua vita c’è un oggetto, una situazione o un animale che ti causa ansia costante, allora potresti soffrire di una qualche forma di fobia. Con questo termine, infatti, si intende il provare sensazioni e comportamenti di paura marcati di fronte a particolari stimoli.

Attento però, perché per parlare di fobia, l’ansia che scaturisce deve essere clinicamente significativa, irrazionale e immotivata (APA, 2015), in parole povere deve essere sufficientemente forte da causare ripercussioni più o meno serie nel tuo stile di vita.

Ad esempio, poniamo il caso della fobia dei cani.

Sai benissimo che non c’è alcun motivo di aver paura di un cucciolo di cane, eppure appena ne vedi uno ti prende subito il desiderio di evitarlo, di fuggire e andare in cerca di rassicurazioni.

Sei consapevole, ovvero, che la tua ansia è del tutto irrazionale e potrebbe interferire con la tua quotidianità, ma non riesci a controllarla.

Per contro, non si può parlare di fobia qualora ti prenda la paura e il desiderio di fuggire di fronte a un cane feroce o a un serpente: in quel caso sì che la tua ansia è più che giustificata! Anzi, è addirittura adattiva, poiché non interferisce con la tua vita quotidiana, ma piuttosto la salvaguarda!

Sarebbe davvero lungo, oltre che noioso, elencarti tutte le tipologie di fobie esistenti, poiché all’interno dei manuali clinici ogni anno se ne aggiungono sempre di nuove.

In clinica si è soliti suddividerle in due tipi:

fobie sociali, come la claustrofobia (paura degli spazi chiusi) o l’agorafobia (paura degli spazi aperti);
fobie semplici o specifiche, come la fobia dei gatti, dei cani, dei topi o dei ragni.
Sono sicuro che adesso tu ti stia chiedendo se alcune delle tue paure quotidiane sono o meno delle fobie.

A tal proposito, è importante che tu capisca che l’ansia connessa con l’oggetto o la situazione in questione, qualunque essa sia, per poter essere definita “fobica” deve essere sempre sproporzionata, invasiva e ti deve portare ad adottare comportamenti di evitamento che interferiscono con la tua quotidianità. Se l’ansia non influenza in modo rilevante la tua vita, stai pur certo che non sei un soggetto fobico. In caso contrario, allora è probabile che tu lo sia.

Lo sapevi? No? Bene, adesso lo sai!! Ma non disperare: se hai una qualche forma di fobia ci sono molte cose che si possono fare per superarla.

In genere all’origine delle fobie vi sono dei piccoli/grandi traumi che incidono sulla capacità di vivere determinate situazioni. Per farla breve, la tua mente nel tempo ha sì elaborato quel trauma, ma per poterlo fare ha dovuto sviluppare un’ansia elevata nei confronti di un oggetto o una situazione di per sé innocente: ecco il motivo dell’irrazionalità della fobia! Elaborando il trauma connesso alla fobia, quest’ultima tenderà a scomparire.

Queste tematiche potrebbero aver destato in te ulteriori curiosità. Potresti ora domandarti: perché ho proprio questo tipo di fobia, e non un’altra? Qual è il trauma che non ho elaborato? E come faccio, adesso, a superare quest’ansia che ho?

Ecco, sono splendide domande, a cui purtroppo qui non so risponderti: ogni storia di vita è personale, e per poterla conoscere è opportuno approfondirla. L’unica risposta che riesco a darti in questa sede è indicarti, almeno sommariamente, la strada da seguire per poter superare questo tuo disagio.

La psicoterapia è sicuramente una di queste.

Ne esistono molte, tra quelle più efficaci, considerando anche che si tratta di un approccio breve, è la Solution Focused (TBSF), terapia centrata sulla soluzione, un approccio sviluppato ad inizi degli anni 80 negli Stati Uniti ad opera di Steve de Shazer, Insoo Kim Berg e dal loro gruppo di lavoro presso il Brief Family Therapy Center. È uno dei modelli che fa parte dei modelli di intervento chiamati short-term goal-focused therapeutic approaches (approcci terapeutici di breve durata focalizzati sui risultati).

Seppure l’approccio Solution-Focused sia di recente sviluppo, le ricerche ne dimostrano: un’ottima percentuale di efficacia, l’effettiva brevità nel raggiungere l’obiettivo, l’adattabilità a numerose problematiche.

Un’altra valida possibilità è quella della Terapia a Seduta Singola, in cui all’interno di un’unica sessione potranno essere ottenuti risultati già notevoli. Il must della Terapia a Seduta Singola è massimizzare l’efficacia di ogni singola seduta, che a volte può essere l’unica, come molte ricerche hanno dimostrato e che puoi approfondire leggendo “1 è il numero di sedute più frequente in psicoterapia”.

A volte, infatti, basta una singola e intensa seduta per avviarti già al processo di guarigione.

Per approfondirla ti invito ad andare al sito www.terapiasedutasingola.it.

Bibliografia

American Psychiatric Association (2015). DSM V, Raffaello Cortina, Milano.

Davanloo, H. (1986a). Intensive short-term psychotherapy with highly resistant patients. I. Handling resistance, International Journal of Short-Term Psychotherapy, Vol. 1, pp. 107-133.

Malan, D.H. (1986). The frontier of brief psychotherapy, Tavistock, London.

Sitografia

www.terapiasedutasingola.it

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