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Tags Archives: #depressione

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3 settimane ago Umore

Vuoi liberarti della depressione? Rompi questi 3 meccanismi

Liberarti dalla depressione è il tuo più grande desiderio.

Questo grande male ti ha ormai spento, portandoti a perdere gran parte della tua vita di “prima”.

Come una macchia d’olio si è insinuata nella tua vita e si è espansa in tutte le sfere: lavorativa, affettiva, relazionale.

Nell’articolo di oggi vedremo cos’è la depressione e quali meccanismi la mantengono, per cominciare, a piccoli passi, a liberarcene!

Cos’è la depressione?

Secondo il DSM 5, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, ciò che caratterizza i disturbi depressivi è

“La presenza di umore triste, vuoto o irritabile, accompagnato da modificazioni somatiche e cognitive che incidono in modo significativo sulla capacità di funzionamento dell’individuo”.

Sempre secondo questo manuale, vi sono dei sintomi specifici caratteristici della depressione, che devono mantenersi per un certo periodo di tempo.

Alcuni di questi sintomi sono: astenia, insonnia, perdita di piacere, tristezza e senso di vuoto, agitazione, ridotta capacità di concentrazione, autosvalutazione, senso di colpa.

Tutti questi sintomi portano la persona a comportarsi con modalità che, invece che risolvere il problema, lo mantengono.

Dobbiamo partire proprio da questi comportamenti per spianarci la strada verso il superamento di questa condizione!

Rinunciare

Tutto sembra difficile, insormontabile. Al punto da pensare “se non ci riesco, ci rinuncio”.

Ci si pone nei confronti della vita in modo passivo, abbandonandosi agli eventi, convincendosi di non poter fare niente per cambiare le cose.

Come puoi rompere questo meccanismo?

Innanzitutto comincia a renderti conto che stai basando la tua vita sulla rinuncia, sulla non azione. E se non sei tu il protagonista della tua vita, chi potrà mai esserlo?

In secondo luogo, comincia a riprendere in mano il tuo senso di autoefficacia rendendoti conto di tutte le più piccole azioni che, senza che tu te ne renda conto, sono sotto il tuo controllo!

Tieni un diario giornaliero dove ogni sera annoti 3 azioni che hai volontariamente deciso di fare durante la giornata: più piccole sono, meglio è!

Questo esercizio va bene anche per combattere la seconda trappola tipica della depressione, che vediamo di seguito.

Delegare

Delegare è di fatto una rinuncia. Contare sull’aiuto degli altri da una parte sembra di tenga in piedi e ci permetta di non sprofondare del tutto nel male che stiamo provando.

Dall’altra sta, ancora di più, rendendoci spettatori della nostra vita!

Per uscire dalla depressione non servono grandi imprese, basta iniziare dal riprendere in mano le più piccole cose della quotidianità!

Lamentarsi

Questo è il terzo meccanismo che dovremo andare a rompere.

Sfogarsi ci fa sentire più leggeri. Per il depresso è la valvola di sfogo quotidiana.

Ma c’è il lato oscuro della medaglia. Continuando a lamentarti, la tua attenzione sarà focalizzata sempre e solo su ciò che non sta funzionando! E continuando su questa strada il problema non farà altro che autoalimentarsi e ingigantirsi.

Cosa puoi fare per rompere questo meccanismo?

Sul diario dove annoti le azioni quotidiane di cui ti sei reso protagonista, prendi l’abitudine di annotare 3 piccole cose di cui sei grato.

Ogni sera chiediti “Della giornata di oggi, cos’è che posso ricordare positivamente?”. Anche per questo esercizio, ciò che dovrai annotare saranno aspetti della tua quotidianità piccoli e concreti.

Prova per qualche settimana, e facci sapere come ti senti!

Se senti il bisogno di un aiuto professionale per questo momento delicato, contatta OneSession!

Ogni Martedì dalle 18:00 alle 20:00 gli psicologi del team “One session” sono a tua disposizione per una sessione gratuita di consulenza psicologica a seduta singola di 30 minuti.

Per maggiori informazioni, puoi inviare una email a info@onesession.it o visitare le nostre pagine Facebook e Instagram

Riferimenti bibliografici

Nardone G. (2013), Psicotrappole. Ponte alle Grazie, Milano.

Yapko, M. (1998). Rompere gli schemi della depressione. Milano: Ponte alle Grazie, 2002

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7 mesi ago Umore

A due anni dal lockdown: la pandemic fatigue

Due anni fa l’Italia intera si trovava in lockdown. Non possiamo negare che la pandemia da Covid – 19 sia stata uno spartiacque tra la nostra vita “prima” e la nostra vita “dopo”, se di dopo si può già parlare.

Non è atipico sentire tutt’oggi gli strascichi psicologici di questo lungo periodo vissuto sotto stress. La Terapia a Seduta Singola, però, può dimostrarsi una valida alleata per riprendere la propria progettualità e uscire dalla crisi.

Come rispondiamo agli eventi stressanti

Cosa succede quando siamo sottoposti a lunghi periodi stressanti? Innanzitutto, cos’è lo stress?

Il termine stress venne introdotto da Seyle nel 1936, inteso come risposta ad eventi (stressors) che alterano un equilibrio (a livello fisico, sociale o ambientale) e che quindi richiedono un investimento di risorse per farvi fronte.

La risposta di stress si divide in tre fasi:

  • Fase di allarme: si attiva nei primi momenti in cui compare l’evento stressante. Le nostre energie sono canalizzate e ben focalizzate per fronteggiare lo stressor, tramite l’attacco o la fuga.
  • Fase della resistenza: di fronte al proseguire della situazione stressante, la nostra mente e il nostro fisico rimangono ben focalizzati, pronti e attivi nel fronteggiare la situazione.
  • Fase dell’esaurimento: sopraggiunge quando non si è più capaci di far fronte allo stress. Il sistema immunitario si indebolisce e ci si scarica anche dal punto di vista emotivo. Questo può avvenire perché non si avevano le risorse sufficienti per affrontare lo stressor, o perché la situazione stressante si è prolungata per troppo tempo.

La Pandemic Fatigue

Definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità “una risposta prevedibile e naturale a uno stato di crisi prolungata della salute pubblica” conseguente alla pandemia da Covid – 19, si stima che il 60% della popolazione si sia trovato a provarla.

Essa si manifesta con mancanza di energie, motivazione, programmazione rispetto alla propria vita, come se ci si fosse in un qualche modo “arresi” al fatto che una visione a lungo termine non sia più possibile.

Sono frequenti anche sbalzi d’umore, con rabbia e tristezza che la fanno da padrone, oltre a insonnia e sintomi fisici come tachicardia e capogiri.

La Terapia a Seduta Singola per riprendere in mano la progettualità della propria vita

Come superare questa fatica causata da un periodo di stress così prolungato? La Terapia a Seduta Singola può dare un grande aiuto in questo senso.

Un solo colloquio può aiutarti a trovare un obiettivo che possa essere realistico e raggiungibile (puoi scoprire di più su come imparare a porti degli obiettivi raggiungibili qui) e ad individuare le tue risorse per poter trovare strategie utili e pratiche per ottenere il cambiamento che desideri.

A volte basta un piccolo passo per ottenere un grande cambiamento e restituirti il senso di efficacia!

Vuoi provare? Contatta One Session!

Ci trovi tutti i martedì dalle 18.00 alle 20.00.

I nostri terapeuti ti aiutano ad ottenere un cambiamento immediato e duraturo, fornendoti strumenti pratici, concreti ed utilizzabili fin da subito per uscire dalla situazione problematica grazie alle tue stesse risorse!

Per prendere appuntamento, scrivi a info@onesession.it o alle nostre pagine Facebook e Instagram.

Riferimenti bibliografici

https://www.psychologytoday.com/us/blog/debunking-myths-the-mind/202203/feeling-fatigued-and-burned-out-inflammation-may-be-playing (consultato in data 11/03/2022)

https://www.euro.who.int/en/health-topics/health-determinants/behavioural-and-cultural-insights-for-health/news2/news/2020/10/how-to-counter-pandemic-fatigue-and-refresh-public-commitment-to-covid-19-prevention-measures (consultato in data 11/03/2022)

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10 mesi ago Umore

Winter blues: 10 rimedi per la tristezza d’inverno

“D’inverno mi sento triste, freddo, stanco, giù…come le foglie”

Ci sono persone particolarmente sensibili alle stagioni fredde, durante le quali manifestano sintomi di down psicofisico, per poi sentirsi “rinascere” con le stagioni calde.

Queste persone sono affette dal Disturbo Affettivo Stagionale (SAD) invernale, detto anche Winter Blues. Tutti possiamo sentirci avvolti da tristezza e malumore, è normale, ma se i sintomi durano oltre due settimane si parla di Disturbo.

Il Winter Blues è più frequente:

  • nelle donne,
  • in coloro che, nella loro storia familiare, presentano forme di Depressione, Disturbo Bipolare o Disturbo Affettivo Stagionale,
  • in chi ha bassi livelli di vitamina D e di Folati,
  • nelle persone che vivono in Paesi lontani dall’equatore o abitano in case poco illuminate.

Molte ricerche, svolte per comprendere le cause del Disturbo Affettivo Stagionale Invernale, hanno dimostrato che i livelli dell’ormone del buonumore (Serotonina), diminuiscono in assenza di luce e che il sistema neuroendocrino si modifica in base alla lunghezza delle giornate. Dunque la luce solare e le stagioni, influenzano le funzioni organiche, tra cui metabolismo e ritmo sonno-veglia, e l’umore. Quest’ultimo è legato alla Vitamina D, che a sua volta dipende dalla luce solare. Cosa accade quindi nel periodo autunno/inverno? Diminuiscono le ore di sole delle giornate.

Quali conseguenze?

Il cervello vedendo buio dice: “È notte, andiamo a dormire”, così aumenta l’ormone del sonno, diminuisce l’ormone attivante e la Serotonina. Per cui abbiamo:

Ø scarsa presenza di Serotonina, quindi più tristezza e malumore;

Ø alterazione degli ormoni sonno-veglia, perciò sonnolenza, stanchezza o al contrario insonnia e stress (meno frequente).

Tutti soffrono di Winter Blues? No.

È stata rilevata, in coloro che non sono soggetti al Disturbo Affettivo Stagionale, un’attività equilibrata del sistema neuroendocrino per tutto l’inverno. Siamo tutti soggetti alle variazioni stagionali, tuttavia in alcune persone le modificazioni neurochimiche e conseguenze connesse, sono disfunzionali.

Le caratteristiche sintomatologiche del Winter Blues.

  • Il Tono dell’umore è basso. Spesso ingiustificato. Varia dal semplice malumore, alla tristezza, melanconia, fino a uno stato depressivo. Curioso che l’acronimo SAD, sia anche una parola inglese che significa Triste.
  • La mancanza di piacere, soprattutto in ciò che generalmente lo provoca, e di energia e stimoli, con difficoltà a svolgere attività quotidiane.
  • Aumento di peso finanche all’Obesità, o al contrario perdita di peso, per un alterato stimolo della fame e del desiderio di carboidrati o grassi.
  • Ipersonnia e astenia (mentale e fisica) o al contrario insonnia.
  • Irritabilità, ansia e senso di colpa
  • Isolamento sociale

La gravità dei sintomi è variabile. Ci sono forme lievi, dette anche Subsindromi di Disturbo Affettivo Stagionale, ed altre più severe.

Il Winter Blues di frequente rientra nelle Subsindromi.

La persona è tendenzialmente in grado di condividere gioie ed eventi positivi, quando li vive e, anche se con molta difficoltà, riesce a gestire il quotidiano. Purtroppo per questi motivi, il disagio non severo delle persone con il Disturbo Affettivo Stagionale, è molto spesso sottovalutato sia da

chi ne è affetto, spesso colpevolizzandosi e peggiorando il suo stato, che dagli altri, anche dai medici.

Ma la ricorrenza degli episodi depressivi nelle stagioni autunno/inverno, può portare a un peggioramento nel tempo.

Cosa fare?

Prevenire.

Affrontare l’inverno in stato depressivo, o similare, non è affatto semplice. È possibile però prevenirlo, gestirlo e superarlo. Ecco alcuni rimedi che, se agiti tutto l’anno, possono aiutare a ridurre l’insorgenza di recidive.

1. L’uso di antidepressivi utile in presenza di sintomi severi. Non è la prima scelta dei medici nei casi di Subsindromi di Disturbo Affettivo Stagionale. Il primo antidepressivo è la luce.

2. Light therapy o fototerapia.

Esponiti alla luce di una lampada medica solare, soprattutto se il tempo è cupo. Trenta minuti per un totale di due ore al giorno. Mai la sera, avresti l’effetto contrario. Questa lampada genera un effetto sull’organismo quasi pari a quello del sole. Purtroppo non è adatta per chi soffre di Disturbo Bipolare, di Emicranie e fa uso di psicofarmaci. Né può essere usata nei mesi estivi per prevenzione. Meglio parlarne con un professionista.

Il rimedio più naturale per tutti? La luce solare. Uscire all’aria aperta almeno un’ora, anche se nuvoloso. Stare a contatto con la natura e la luce naturale. Assaporare dettagli, colori e profumi.

3. Assumere cambiamenti nello stile di vita e nella dieta, eliminando nicotina, caffeina e alcool.

4. Esercizio fisico regolare, antistress e antidepressivo efficace. Meglio all’aperto. Se al chiuso svolgetelo davanti alla finestra. L’attività fisica va evitata di sera, altera il ritmo sonno-veglia.

5. Routine dei piccoli piaceri. Un bagno o una doccia calda, una tazza di tè o latte caldo, un incontro tra amici, sorprendersi davanti a un panorama, un massaggio, un libro, un sms… Sollevano dalla tristezza e aiutano a svegliarsi col buon umore, in fondo “il bello deve ancora venire”. E poi…

6. Ridere.

7. Scopri la bellezza delle stagioni fredde. Paesaggi innevati, anche inaspettati come una spiaggia. Avere più tempo per riflettere su cosa lasciar andare (come le foglie) e cosa trattenere (come linfa).

8. Scrivere un diario, in cui appuntare i sintomi, quando iniziano, l’intensità, come evolvono, cosa sta funzionando, cosa no. Cosa ti mantiene il sorriso, cosa ti fa ridere. Valutare il tuo livello di stagionalità, sarà utile per prepararti ad affrontare la stagione invernale successiva. Anticipando l’insorgenza del Winter Blues e rafforzando le tue risorse.

9. Tecniche di respirazione e di meditazione. Se hai già constatato con un professionista quali, e se, sono adatte alla tua persona, potrai praticarle gestendo i sintomi della tristezza invernale.

10. Terapia psicologica. Ricerche hanno evidenziato l’utilità del supporto psicologico, preventivo e non solo in emergenza, per ridurre le recidive stagionali e l’insorgere della Depressione Maggiore.

Ti trovi in difficoltà nel quotidiano? Ti senti giù di morale senza apparente motivo? Vuoi imparare a trovare le strategie più adatte a te per gestire la tristezza? Vuoi affrontare un inverno all’insegna del benessere?

Chiedi aiuto a One Session!

One Session è il nostro servizio di ascolto psicologico attivo il martedì dalle 18.00 alle 20.00,

Ti aiuteremo fornendoti strumenti e tecniche che ti permetteranno di rimetterti in gioco e sbloccare comportamenti non funzionali al tuo benessere. Scrivi a info@onesession.it e consulta le nostre pagine social di Facebook e di Instagram.

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1 anno ago Umore

Sensazione di vuoto: il languishing

Negli ultimi mesi molte persone stanno sperimentando una particolare sensazione di vuoto che può essere efficacemente descritta con il termine languishing.

Sembra infatti che, nonostante i vaccini e i passi che stiamo facendo per tornare alla normalità, in gran parte della popolazione rimanga una sorta di apatia.

Non è un vero e proprio stato di malessere, ma piuttosto una mancanza di benessere.

Nonostante il termine languishing sia stato usato frequentemente negli ultimi tempi legandolo alla problematica del COVID, non si tratta di una condizione nuova.

Che cosa si intende per languishing: la sensazione di vuoto

Il languishing e il suo opposto, il flourishing, sono i 2 poli della teoria del benessere di Keyes.

Il languishing rappresenta il polo negativo, uno stato di disordine, che genera una sensazione di vuoto, di apatia e di scarsa motivazione, una condizione di assenza di benessere ed emozioni positive.

All’opposto troviamo il flourishing che sarebbe il funzionamento ottimale, uno stato in cui sentiamo di avere una vita piena, ricca e felice.

Ovviamente è importante capire che trattandosi degli estremi di un continuum potremmo anche trovarci in una situazione intermedia.

Il languishing è un problema?

L’assenza di emozioni positive e questa sensazione di vuoto, per un breve periodo, sono quasi fisiologiche e facilmente comprensibili, considerato che stiamo attraversando una pandemia.

Tuttavia Keyes sottolinea che, secondo i dati, il rischio di un episodio depressivo è quasi sei volte maggiore nelle persone che sperimentano lo stato di languishing.

Perciò potrebbe essere utile chiedere un supporto psicologico, soprattutto se sperimenti questa situazione vuoto e di assenza di emozioni positive da diverso tempo.

Sensazione di vuoto e terapia a seduta singola

La terapia a seduta singola può rivelarsi estremamente utile per risolvere questa condizione in tempi brevi.

Persino una singola seduta può essere sufficiente per aiutarti a individuare delle strategie per affrontare e risolvere il problema.

Infatti la terapia a seduta singola focalizzandosi direttamente sul problema permette fin da subito di individuare l’obiettivo e di iniziare a lavorare su di esso.

Il modello PERMA

In molti casi chiedere un supporto psicologico è la scelta migliore, ma cerchiamo di capire fin da subito su che cosa possiamo lavorare per spostarci dallo stato di languishing verso quello di flourishing.

Innanzitutto possiamo cercare di lavorare sul nostro benessere psicologico e sui vari aspetti che lo caratterizzano.

Una definizione del benessere molto pratica e interessante, ampiamente riconosciuta in psicologia è il modello PERMA di Martin Seligman.

“PERMA” è un acronimo che sta per:

  • P – Emozioni positive (Positive emotion): sperimentare emozioni positive è fondamentale per il benessere. Sia le emozioni positive che negative vanno gestite con efficacia.
  • E – Coinvolgimento (Engagement): Essere coinvolti in attività che ci assorbano completamente, in cui perdiamo la cognizione, sperimentando il cosiddetto flow sono estremamente importanti per il benessere.
  • R – Relazioni (positive) (Relationship): siamo animali sociali, le relazioni positive sono uno dei fattori più importanti per il nostro benessere.
  • M – Significato (Meaning): dedicarsi a una causa che abbia un significato più grande di noi, che abbia implicazioni anche collettive..
  • A – Realizzazione (Achievement): pianificare, perseguire e raggiungere obiettivi migliora autostima, resilienza, ottimismo e più in generale il nostro benessere.

Questo modello è basato sulle evidenze di ricerche scientifiche sul benessere, ognuno di questi 5 aspetti influisce sul senso generale di benessere.

Come abbiamo detto il languishing è caratterizzato da una sensazione di vuoto e di assenza di emozioni positive. Le emozioni positive sono uno dei cardini centrali del modello, ma concentrarsi solo su di esse potrebbe non essere sufficiente per sviluppare un senso globale di benessere.

Dovremmo lavorare su tutte le componenti del modello per costruire una vita piena e significativa.

Dal languishing al flourishing

Quindi in breve cosa possiamo portarci a casa dal modello PERMA?

Che da ciò che emerge dalle ricerche possiamo migliorare il nostro benessere e passare dal languishing al flourishing lavorando su:

  • Sperimentare un maggior numero di emozioni positive: aggiungi attività piacevoli alla tua routine quotidiana che ti facciano sperimentare emozioni positive.
  • Aumentare l’impegno e il coinvolgimento: trova degli hobby che ti coinvolgano davvero e ti permettano di sviluppare abilità ed esprimere le tue passioni.
  • Migliorare la gestione dei rapporti: impara a costruire relazioni supportive basate sulla fiducia reciproca e sull’affetto, con amici, parenti e famigliari.
  • Impegnarsi in attività abbiamo una causa comunitaria tramite il lavoro, hobby o attività di volontariato aiuta a migliorare il benessere e a colmare la sensazione di vuoto. – Pianifica con efficacia obiettivi che abbiano un valore per te, a breve e a lungo termine, mantieni l’equilibrio tra realizzazione e gli altri aspetti importanti della vita per il tuo benessere.

In conclusione questi sono alcuni consigli che spero possano esserti utili, nel caso non fossero sufficienti o ritenessi di avere bisogno di un supporto in più ricorda che la terapia a seduta singola può rivelarsi molto efficace in queste situazioni.

In alternativa puoi usufruire del nostro centro di ascolto psicologico One Session Center che offre una consulenza gratuita di 30 minuti ogni martedì dalle 18 alle 20 con uno dei nostri professionisti specializzati nella Terapia a Seduta Singola. Contattaci alla pagina Facebook OneSession.it.

Riferimenti bibliografici:

Keyes, C. L. M. (2002). The Mental Health Continuum: From Languishing to Flourishing in Life. Journal of Health and Social Behavior, 43(2), 207–222.

Keyes, C. L. M. (2005). Mental Illness and/or Mental Health? Investigating Axioms of the Complete State Model of Health. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 73(3), 539–548

Seligman M. (2017). Fai fiorire la tua vita. Una nuova, rivoluzionaria visione della felicità e del benessere. Anteprima Edizioni.

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