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Tags Archives: dipendenza affettiva

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Gelosia: ecco 3 suggerimenti per imparare a gestirla

La gelosia è il disagio che si prova all’idea di perdere l’affetto o l’attenzione di una persona che conta ed è un fenomeno normale in tutti i rapporti umani.

È presente sia nell’amicizia, sia nella coppia, ed è legata all’idea di poter essere messi al secondo posto da un amico o dal partner, vedendosi quindi preferire qualcun altro.

Se moderata e, soprattutto, se limitata ad una situazione specifica e ad un tempo specifico, le gelosia è normale e sana.

Diverso è quando è presente spesso o sempre e quando non è legata ad una situazione specifica, ma a generalizzata a qualsiasi tipo di situazione.

Qualcuno diceva “Se una scintilla è in grado di illuminare una stanza, una fiammata rischia di bruciarne il suolo” ed è questo che fa la gelosia estrema: rade al suolo la tua relazione.

Perciò, è necessario che tu impari a gestirla.

Perché dico gestirla e non eliminarla?

Perché la gelosia è un’emozione come tutte le altre, è certamente più complessa di quelle di base (come la paura, rabbia, felicità e tristezza) ma è sempre una emozione.

Si tratta quindi non di una “cosa fissa” ma di un processo! Per cui se pensavi di eliminare la gelosia mi dispiace dirti che non è possibile così come non è possibile eliminare la tristezza.

Ecco però 3 suggerimenti per gestirla.

1. La profezia che si autoavvera

I continui sospetti, le accuse, i litigi e le ostilità, non fanno altro che aumentare la distanza tra te ed il tuo partner. Immagino che al solo pensiero di perderlo hai paura, ansia ed inizi a controllarlo per sapere tutto sulla sua vita, a spiarlo, a chiedere continue rassicurazioni: devi per forza sciogliere ogni dubbio.

Questo è il paradosso della gelosia: quello di ottenere proprio ciò che più si teme. Stremato dai continui litigi e dalle continue giustificazioni che è costretto a trovare per appianare le discussioni, il partner tenderà a tenerti all’oscuro da certe informazioni, nel tentativo disperato di evitare scenate e non rovinare questo clima di apparente tranquillità. Ma, paradossalmente, il partner geloso diverrà ancora più sospettoso, trovando conferma ai dubbi che lo attanagliano.

Quindi, ciò di cui devi avere veramente paura è di continuare a sottoporre il partner alle tue pressioni, perché è proprio questo che potrebbe indurlo a fare ciò che vuoi evitare che accada.

2. Stop ai confronti!

Questo atteggiamento è indice di bassa autostima e non porterà mai delle risposte utili al vostro rapporto; al contrario, finirà per esaltare i tuoi lati negativi realizzando le tue paure e allontanando l’altro da te.

Focalizzati piuttosto su di te: se non siete sicuri del vostro valore personale, qualsiasi cosa venga fatta per dimostrare amore non sarà mai abbastanza.

Ha scelto voi, esprimete i vostri dubbi quando sono sensati e lasciatevi andare.

Più crederete in voi stesse e più vivrete meglio la relazione.

3. Agisci!

Se davvero vuoi imparare a gestire la tua gelosia, allora devi agire!

È inutile che rimani rinchiuso in casa a rimuginare, ad arrabbiarti da solo, a immaginare gli scenari peggiori del tuo partner con chissà chi.

Smettila di evitare le situazioni dove potresti sentirti “geloso” ed inizia ad affrontarle.

Prima di metterti alla prova può esserti utile tenere un diario di bordo della gelosia: Metti per iscritto gli episodi in cui hai agito spinta dalla gelosia e chiediti: cosa ho fatto, quali sono state le conseguenze nell’immediato e dopo qualche tempo. Sono state conseguenze positive per il rapporto di coppia?

Cerca delle alternative e sperimentale nella quotidianità partendo da quella che percepisci come più semplice e procedendo un piccolo passo alla volta.

Se pensi di aver bisogno di un supporto in più, puoi rivolgerti a un professionista.

La Terapia a Seduta Singola può aiutarti anche in un solo incontro con lo psicologo perché ti permette di eliminare i comportamenti che mantengono in vita il problema e ottenere concreti benefici.

Sei interessato alla Terapia a Seduta Singola? Puoi rivolgerti ai nostri psicologi e psicoterapeuti, disponibili ogni martedì dalle 18.00 alle 20.00, per una consulenza gratuita online. Scrivi sulla pagina Facebook One Session.it

Riferimenti bibliografici

Nardone, G. (2005). Correggimi se sbaglio. Milano: Ponte alle Grazie.

Zeig, J., Kulbatski, T. (2012). I dieci comandamenti della coppia. Milano: Ponte alle Grazie.

 

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5 strategie di comunicazione che danneggiano la tua relazione di coppia

La Comunicazione di coppia è uno degli ingredienti fondamentali per fare in modo che la coppia funzioni.

A volte pensiamo, erroneamente, che debbano accadere sempre grandi eventi – tradimenti, bugie, problemi nell’educare i figli – perché all’interno di una coppia si creino attriti, incomprensioni e litigi.

In realtà dimentichiamo uno degli aspetti fondamentali di una relazione, del vivere l’uno accanto all’altra: mi riferisco al fatto che la coppia, interagendo, prima di qualsiasi altra cosa comunica, dialoga, potremmo dire ‘vive nella comunicazione’.

Proprio per questo motivo è importante riconoscere quali errori comunicativi sono presenti nella comunicazione di coppia per modificarli ed eliminarli.

Vediamo in questo articolo quali sono.

1. Puntualizzare

Come scriveva Oscar Wilde, ‘con le migliori intenzioni si ottengono gli effetti peggiori’. Ed è quello che succede nel momento in cui puntualizzi costantemente qualcosa al partner.

Puntualizzare, significa chiarire, specificare e precisare, anche in modo eccessivo e pesante, le situazioni e le condizioni, le sensazioni e le emozioni nel rapporto con l’altro.

“Guarda che si fa così…”, “Mi raccomando…”, “Guarda che in realtà…”

Puntualizzare è un tipo di comunicazione che apparentemente può far pensare ad una strategia per evitare quegli equivoci e quelle incomprensioni che potrebbero trasformarsi in attriti e conflitti. In realtà avviene esattamente il contrario: è proprio il puntualizzare che prepara il terreno per i conflitti. È, infatti, fastidioso sentirsi sempre dire e spiegare come stanno i fatti o come dovrebbero essere per funzionare meglio.

2. Recriminare

È sicuramente un ingrediente altamente velenoso!

Recriminare fa leva sui sensi di colpa dell’altro, ponendo sul banco degli imputati in un processo infinito. E qualsiasi persona, quando si trova sotto processo, reagirà attaccando o fuggendo.

Le accuse sono facilmente riconoscibili: sono sempre alla seconda persona singolare “TU” e contengono parole come “sempre” e “mai”.

3. Rinfacciare

“Mi sono sacrificato per te!”, “Non sai quanto mi è costato venire a quella cena!”

Colui che rinfaccia si pone come vittima dell’altro e, da questa posizione di dolore, usa la propria sofferenza per indurre il partner a correggere quei comportamenti che l’hanno generata. Spesso con scarsi risultati.

4. Predicare

Questa strategia disfunzionale consiste nel proporre ciò che è giusto o sbagliato a livello morale e, sulla base di questo giudizio, esaminare e criticare il comportamento dell’altro. Ma si sa…l’effetto sermone non fa altro che aumentare la voglia di trasgredire alle regole.

5. Biasimare

Biasimare è una forma di comunicazione che non contiene una critica diretta, diversamente dalle altre forme di comunicazione che abbiamo visto sopra.

Chi biasima solitamente utilizza in un primo momento dei complimenti, ma subito dopo essersi complimentato aggiunge una seconda parte in cui afferma che avrebbe potuto fare di più o fare meglio o fare qualcosa di diverso.

Chi riceve questa comunicazione rimane interdetto perché riceve due messaggi contrastanti.

Biasimare è una strategia incredibilmente efficace per creare problemi quando non ce n’è nemmeno l’ombra!

Altri atti comunicativi fallimentari

“Te l’avevo detto!” una sentenza in grado di scatenare le furie anche della persona più mansueta.

“Lascia…faccio io” che appare come una gentilezza ma che in realtà nasconde una forma di sottile squalifica delle capacità dell’altro.

“Lo faccio solo per te” sacrificandosi per l’altro in modo unidirezionale, facendolo sentire in debito e inferiore poiché bisognoso di tale gesto di “generosità”.

In conclusione…

Parafrasando Wittgenstein: “le parole sono come pallottole”, dobbiamo quindi imparare a usarle accuratamente, per non creare danno a noi stessi e agli altri.

E tu quale tipo di comunicazione rintracci all’interno della tua coppia?

Se sentissi il bisogno di parlare con uno specialista, non esitare a chiedere aiuto: ogni Martedì dalle 18:00 alle 20:00 gli psicologi del team “One session” sono a tua disposizione per una sessione gratuita di consulenza psicologica a seduta singola di 30 minuti.

Per maggiori informazioni, puoi inviare una email a info@onesession.it o visitare la nostra pagina FB OneSession.it

Riferimenti bibliografici

Nardone, G. (2005). Correggimi se sbaglio. Milano: Ponte alle Grazie.

Zeig, J., Kulbatski, T. (2012). I dieci comandamenti della coppia. Milano: Ponte alle Grazie.

 

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2 anni ago Dipendenze

Dipendenza affettiva: come uscirne?

Ti senti spesso triste ed in ansia quando sei con il tuo partner?
I tuoi bisogni passano sempre in secondo piano rispetto ai suoi?
Per evitare di litigare, accetti sempre le sue volontà?

 

Se non ti senti sicura, se ti senti spesso in ansia, se non senti di avere la libertà di esprimere le tue idee o semplicemente di essere come sei, ma allo stesso tempo non riesci a staccarti da questo partner, penso che tu non stia vivendo una relazione sana.

Quando usiamo il termine “dipendenza” pensiamo immediatamente alla dipendenza da sostanze o dal gioco d’azzardo. Esistono invece quelle dipendenze dette “senza sostanza”, che portano appunto la persona ad esser dipendente da un comportamento o da una relazione.

Sì, hai capito bene. Si può essere dipendenti anche dalle relazioni.

 

Che significa?

La mia vita senza te non ha senso”: questa è la frase pronunciata più frequentemente da chi soffre di dipendenza affettiva. È quel tipo di rapporto fusionale, simbiotico dove vi è un eccessivo investimento di emozioni e di tempo da parte di chi è dipendente per esaudire i bisogni ed i desideri dell’altro, annullando molto spesso i propri.

Nella prima fase del rapporto vi è una grande euforia data dalla relazione con il partner, che diventa motivo di benessere e di felicità.

Successivamente, proprio come accade nella dipendenza da sostanze, il partner dipendente necessiterà di “dosi” sempre maggiori dell’altro per ottenere lo stesso effetto di benessere: così, si richiede che l’altro sia presente per un tempo sempre maggiore, identificandolo come l’unica forma di piacere e gratificazione.

Infine, si arriva all’astinenza, dove è impossibile fare a meno dell’altro. In questa fase spesso si è davanti ad un bivio: scegliere fra il desiderio irrefrenabile di stare con l’altro e il bisogno della propria autonomia.

Inutile dirvi verso quale scelta si dirigerà il dipendente affettivo.

 

Come faccio a capire se sono una dipendente affettiva?

Di seguito troverai delle caratteristiche che possono aiutarti a capire se sei una dipendente affettiva. Ovviamente sono solo delle caratteristiche, che non hanno la presunzione di essere una “diagnosi” o un’etichetta, piuttosto possono darti una mano per fare chiarezza rispetto alla tua relazione.

In quali ti ritrovi?

  1. Non puoi fare a meno di stare con il tuo partner
  2. Ti senti inferiore a lui
  3. Non riesci a capire quali cose lo spingano a restare con te
  4. Sei molto gelosa
  5. Non riesci a fare le cose da sola e richiedi spesso il suo aiuto
  6. Hai difficoltà a stare sola
  7. I tuoi bisogni e desideri possono aspettare, perché prima devi soddisfare i suoi
  8. Hai paura di essere lasciata e di rimanere sola
  9. Gli perdoni bugie, tradimenti e comportamenti aggressivi pur di stare con lui
  10. Quando le tue amiche ti fanno notare che qualcosa non va, neghi l’evidenza
  11. Sei disposta a subire maltrattamenti fisici e psicologici pur di non perderlo.

Spesso chi soffre di dipendenza affettiva fa fatica a riconoscere questi segnali come un problema, ma al contrario quando ha un problema, paradossalmente, si rifugia proprio nella relazione, alimentando l’incapacità di staccarsi dal partner.

È difficile che chi vive una situazione del genere arrivi in terapia per questa difficoltà; infatti, spesso si rivolge ad uno specialista per altri tipi di problematiche come ansia, attacchi di panico, sintomi somatici, disturbi dell’umore o del sonno. Questi disturbi potrebbero, appunto, essere la punta dell’iceberg di un problema diverso.

 

 

Come uscire da una dipendenza affettiva?

Non è facile, ma posso garantirti che è possibile.

Sicuramente devi riuscire ad ammettere che la relazione che stai vivendo è una relazione disfunzionale che ti rende insicura ed infelice, prendere consapevolezza di quello che stai vivendo. Poi puoi procedere in questo modo:

  1. Osserva attentamente la situazione e comincia ad analizzarla ed a riflettere su come poterla gestire e risolvere. Crea un tuo “piano d’azione” che ti permetta giorno dopo giorno, passo dopo passo, di prenderti le tue libertà e di ritrovare la tua autonomia, anche a piccoli step. Puoi provare a fare una sorta di calendario delle libertà, dove ogni giorno segni il tuo piccolo gesto “libero” da fare completamente da sola. Scegli qualcosa che ti piace, che ti rende serena e che soprattutto condividi solo con te stessa.
  2. Potrebbe anche essere utile scrivere un diario: dai tuoi appunti, infatti, puoi riconoscere una certa ricorrenza nel modo in cui pensi e agisci, sfruttando l’occasione per diventare più consapevole rispetto a “come funzioni”.
  3. Se ti rendi conto che la relazione che stai vivendo è dannosa e rischiosa per te, puoi decidere di chiuderla, interrompendo il circolo vizioso che si è creato fra te ed il tuo partner. Infatti, spesso si resta incastrati fra le sempre più alte pretese dell’altro ed il completo annullamento di se stessi per soddisfarle. Si ha l’erronea convinzione che per realizzare un rapporto sereno sia necessario il sacrificio. Ed è proprio tale concezione che alimenta il circolo vizioso della dipendenza affettiva.

 

Senti di non farcela?

Immagino che non sia facile e, proprio per questo, puoi rivolgerti ad uno specialista per uscire da questa situazione. Pensa, è stato dimostrato che, già dopo una Singola Seduta puoi ottenere dei concreti benefici.

Cosa aspetti quindi a contattare uno dei terapeuti formati in Terapia a Seduta Singola?

Cerca sul nostro sito www.onesession.it il terapeuta più vicino a te e più adatto alle tue esigenze.

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