Più provi a non pensare, più pensi
Prova a non pensare a un elefante rosa. Puoi pensare a qualsiasi altra cosa, ma non a quello. Non immaginarne la proboscide. Non visualizzarne il colore. E soprattutto non controllare se, per caso, lo stai pensando.
Ci hai pensato?
Per verificare che un pensiero non ci sia, dobbiamo in qualche modo cercarlo. Più proviamo a scacciare un pensiero, più siamo costretti a controllare se è ancora presente. È un effetto paradossale osservato anche negli studi sulla soppressione del pensiero (Wegner, 1994).
Succede anche senza elefanti rosa.
“Non devo pensare che potrei stare male.”
“Non devo avere questo dubbio sulla mia relazione.”
“Non devo pensare di aver sbagliato.”
Il pensiero arriva. Proviamo a mandarlo via. Poi controlliamo se è passato. Se ritorna, ci proviamo con ancora più forza.
Nell’approccio strategico si osserva anche ciò che una persona fa per cercare di risolvere il problema. Perché una soluzione che non funziona, se ripetuta, può contribuire a mantenerlo (Watzlawick, Weakland & Fisch, 1974). Anche il tentativo di scacciare un pensiero può funzionare così.
E cercare di mandarlo via non è l’unica trappola. A volte proviamo a risolverlo.
Quando diventiamo giornalisti dei nostri pensieri
Immagina di essere contemporaneamente il giornalista e la persona intervistata.
“Perché ho fatto quella cosa?”
“Perché ho reagito così?”
“Avrei potuto accorgermene prima?”
Oppure il tuo giornalista guarda avanti.
“E se succedesse?”
“E se stessi facendo la scelta sbagliata?”
“E se poi me ne pentissi?”
A volte l’inchiesta torna su ciò che è già accaduto. Altre volte cerca di prevedere quello che potrebbe accadere. Ma il giornalista vuole la stessa cosa: una risposta che permetta finalmente di chiudere il caso.
Ed è qui che iniziamo a rispondere.
“E se avessi sbagliato?”
“No, ho valutato bene.”
“Ma ne sei sicuro?”
“Sì, ho controllato.”
“E se ci fosse qualcosa che non hai considerato?”
Rispondiamo per capire. Per rassicurarci. Per trovare una spiegazione che ci convinca una volta per tutte. Possiamo chiedere conferme agli altri. Ripercorrere ancora ciò che è successo. Controllare quello che proviamo.
Se dobbiamo decidere, possiamo confrontare continuamente le alternative cercando la scelta perfetta. Quella che ci garantisca di non sbagliare e di non pentirci.
Per qualche momento una risposta sembra funzionare. Poi il giornalista trova un nuovo: “Sì, ma…”.
Così non stiamo più soltanto cercando di scacciare un pensiero. Stiamo cercando una risposta capace di impedirgli di tornare. Ma se ogni risposta apre una nuova domanda, l’inchiesta continua.
E tu, quando arriva un pensiero che ti disturba, cosa fai per cercare di sentirti finalmente sicuro?
E se provassi a peggiorare?
Proviamo a scoprirlo percorrendo la strada al contrario.
Prendi carta e penna e chiediti:
“Cosa potrei dire, fare o pensare se volessi deliberatamente e volontariamente peggiorare il mio problema?”
Prova davvero a rispondere.
Potresti controllare più spesso se il pensiero è ancora presente. Analizzarlo fino a trovare una spiegazione definitiva. Rispondere a ogni dubbio. Chiedere rassicurazioni. Ripassare ancora ciò che è successo. Cercare di prevedere ogni conseguenza. Aspettare la scelta perfetta. Impegnarti ancora di più a scacciare un pensiero.
Ora guarda quello che hai scritto.
Quante delle cose che faresti per peggiorare stai già facendo nel tentativo di stare meglio?
Se nella tua lista riconosci cose che fai già, hai appena individuato alcune delle soluzioni con cui stai cercando di risolvere il problema. Nell’approccio strategico le chiamiamo tentate soluzioni: proprio perché nascono come tentativi di stare meglio, anche quando finiscono per mantenere ciò che vorremmo risolvere.
Se tra queste compare il continuare a rispondere alle domande della mente, abbiamo trovato un punto su cui intervenire.
La domanda può arrivare. Non possiamo impedire alla mente di produrla. Possiamo però provare a non alimentare ogni volta la sequenza.
“E se avessi sbagliato?”
La domanda c’è. Ma questa volta non apriamo nuovamente l’inchiesta. Non cerchiamo un’altra risposta. È il blocco delle risposte: non significa scacciare un pensiero, ma interrompere il continuo domanda-risposta-nuova domanda.
E se alcune risposte continuano ad arrivare? Scrivile così come arrivano, senza rileggerle. Non per analizzarle meglio. Non per trovare finalmente la risposta giusta. Altrimenti anche la scrittura rischierebbe di diventare un’altra inchiesta.
L’elefante rosa può comparire. La domanda è: cosa fai tu, dopo?
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Riferimenti bibliografici
Nardone, G., & De Santis, G. (2011). Cogito ergo soffro. Quando pensare troppo fa male. Ponte alle Grazie.
Nardone, G. (2014). La paura delle decisioni. Come costruire il coraggio di scegliere per sé e per gli altri. Ponte alle Grazie.
Watzlawick, P., Weakland, J. H., & Fisch, R. (1974). Change. Sulla formazione e la soluzione dei problemi. Astrolabio.
Wegner, D. M. (1994). Ironic processes of mental control. Psychological Review, 101(1), 34–52. DOI: 10.1037/0033-295X.101.1.34

Psicologa iscritta all’Albo A degli Psicologi del Lazio (n. 18985), psicoterapeuta in formazione ad indirizzo Breve Sistemico-Strategico e consulente in sessuologia clinica.
Nel mio lavoro clinico accompagno persone che attraversano momenti di blocco, confusione o difficoltà emotive e relazionali, aiutandole a leggere ciò che sta mantenendo la situazione e a individuare possibili punti di intervento.
Lavoro con la Terapia a Seduta Singola, offrendo uno spazio focalizzato e concreto in cui fare chiarezza e trovare strategie utili per rimettere in movimento ciò che si è fermato, aprendo nuove possibilità di scelta.
Affrontare il rimuginio con uno schiocco di dita
Chi di noi non ha mai sperimentato il tormento del rimuginio, quel vortice di pensieri che si ingarbugliano tra di loro, alimentando preoccupazioni che sembrano non voler dare tregua?
Il rimuginio è un fenomeno comune che coinvolge la ripetizione ossessiva di pensieri negativi o preoccupazioni, spesso legate a esperienze passate o preoccupazioni future.
Questi pensieri possono riguardare esperienze passate, in cui ci colpevolizziamo o rimpiangiamo scelte fatte, oppure preoccupazioni future, in cui ci concentriamo sulle peggiori ipotesi e temiamo il peggio.
Il rimuginio può avere un impatto significativo sulla nostra salute mentale e sul benessere generale.
Effetti del rimuginio sulla nostra salute mentale
Il rimuginio eccessivo può avere una serie di impatti negativi sulla nostra salute mentale e fisica. Ecco alcuni di essi:
- Dissociazione: Essere costantemente immersi nella nostra mente ci allontana dalla realtà. Questo può portare a fenomeni di depersonalizzazione o derealizzazione.
- Depressione: persi nei nostri pensieri, non ci accorgiamo della vita lì fuori. Se non interrotto per tempo, il rimuginio ci porterà a perderci i bei momenti della nostra vita, e a ritirarci da tutte le esperienze che potremmo fare.
- Difficoltà nel Concentrarsi: essere immersi nei pensieri può interferire con la nostra capacità di concentrarci sul presente, riducendo la nostra produttività e la qualità del lavoro svolto.
Risolvere il rimuginio con uno schiocco di dita
Esiste una tecnica semplice, ma non facile, per risolvere il rimuginio.
Si tratta di schioccare le dita.
Lo scopo principale per stoppare i continui pensieri sarà quello di imparare a distogliere l’attenzione dai pensieri assorbenti, e riportarla nel qui ed ora.
Ogni volta che ti rendi conto di essere immerso nei tuoi pensieri, quindi, schiocca le dita, invita la tua attenzione a “tornare qui” e focalizzala su quello che di concreto ti circonda.
Poco dopo sei nuovamente immerso nei pensieri? Schiocca di nuovo le dita, commentando con un “Torna qui!”.
Hai abituato la tua mente ad agganciarsi ai pensieri, il lavoro sta nell’allenarla a sganciarsi.
E l’allenamento richiede impegno costante.
Se stai vivendo un problema di rimuginio persistente, puoi chiedere aiuto a One Session! Puoi inviare una e-mail a info@onesession.it oppure compilare il form (clicca qui)
Riferimenti bibliografici
www.lostudiodellopsicologo.it/disturbi/un-martello-pneumatico-come-fermare-il-rimuginio-ossessivo/
Bartoletti, A. (2019). Pensieri Brutti e Cattivi: Ossessioni tabù: Come Liberarsene. Angeli.

Il mio lavoro è orientato al futuro e alla valorizzazione delle risorse delle persone che si rivolgono a me, in ottica di totale collaborazione.
Come prendere una decisione?
Ti sei mai chiesto come prendere una decisione?
Prendere decisioni è qualcosa che tutti fanno e hanno fatto nella vita, eppure questo non lo rende più facile.
C’è chi ha paura delle conseguenze.
Chi si trova a dover scegliere tra opzioni ugualmente positive o, peggio, ugualmente negative.
E infine c’è chi, dovendo prendere una decisione, si trova in una situazione talmente complessa da non riuscire a capire che cosa vuole davvero.
Le possibilità sono pressoché infinite.
Ma allora cosa possiamo fare? Come si può prendere una decisione?
Facciamo un po’ di chiarezza
La prima cosa da fare è distinguere tra decisioni difficili, decisioni critiche e decisioni complesse.
Le decisioni difficili sono quelle che, oltre ai ricercati risultati positivi, comportano anche delle conseguenze negative.
La difficoltà della scelta, in questo caso, è data proprio dalle emozioni suscitate da queste conseguenze indirette.
Le decisioni critiche sono, invece, quelle in cui ci si trova di fronte a diverse possibilità, tutte positive o negative, e la difficoltà consiste proprio nel capire quale sia la scelta più vantaggiosa, o, nel secondo caso, la meno svantaggiosa!
Infine le decisioni complesse sono quelle che comportano molteplici ragionamenti logici ed organizzativi.
In questi casi è proprio l’intricato processo del ragionamento che rischia di intrappolare la persona in un labirinto d’interrogativi, in cui ogni risposta porta una nuova domanda.
Quindi, cosa fare?
La prima cosa da fare è identificare ed evitare tutti quei comportamenti che, se in un primo momento sembrano aiutarci nel decidere, in realtà poi ci rinchiudono in un labirinto di dubbi e continue domande.
Per esempio, come abbiamo detto, quando ci si trova di fronte ad una decisione difficile, la difficoltà è data dalle conseguenze indirette della scelta e, in particolare, dalle emozioni che queste fanno emergere.
Uno degli errori più comuni, in questi casi, è il tentativo di controllare il processo decisionale, che porterà la persona a cercare di controllare anche gli eventi e le persone coinvolte, spesso in modo ossessivo.
Un tentativo che risulterà fallimentare perché si scontrerà, inevitabilmente, con l’oggettiva difficoltà di poter controllare tutto e tutti, portando la persona a cadere preda dei dubbi e dell’incertezza.
Diversamente, invece, di fronte ad una decisione critica, la difficoltà è quella di capire quale azione sia la più vantaggiosa tra i vari scenari positivi possibili.
In questi casi l’errore comune porta la persona a ripercorrere ripetutamente tutte le fasi del processo decisionale con il rischio innescare un circolo vizioso, in cui si ricontrolla compulsivamente ogni passaggio, senza mai arrivare a prendere una decisione.
Nell’ultimo caso, infine, di fronte ad una decisione complessa la difficoltà è data proprio dal districarsi nei ragionamenti logici.
In queste situazioni il soggetto è portato a ricercare continue spiegazioni e valutazioni oggettive, con il rischio di ritrovarsi invischiati in una compulsione mentale che genera continui dubbi sulla validità della decisione presa.
Il tentativo di controllo ossessivo, la revisione compulsiva ed il rimuginio continuo sono i tre comportamenti disfunzionali che rischiano di intrappolarci in un labirinto di domande e dubbi dal quale può essere difficile uscire.
Conclusioni
Identificare il tipo di decisione da prendere e le tentate soluzioni disfunzionali ti permetterà di gestire il processo decisionale in maniera più serena e ti eviterà di cadere nei tranelli tipici di queste situazioni.
Qualunque sia la tua scelta, infine, ricorda che nessuna è definitiva e che ci sarà sempre modo di modificare il tuo percorso di vita.
Ovviamente, se pensi di aver bisogno di un aiuto maggiore, puoi rivolgerti ad uno specialista o accedere al servizio del One Session Center, ogni martedì sera dalle 18:00 alle 20:00, contattandoci alla pagina facebook OneSession.it
Riferimenti bibliografici
Bohart, A. C. & Tallman, K. (1999). How Clients Make Therapy Work: The Process of Active Self-Healing. Washington, DC: American Psychological Association.
Nardone, G. (2014). La paura delle decisioni. Come costruire il coraggio di scegliere per sé e per gli altri. Milano: Ponte alle Grazie.
Nardone, G., De Santis, C. (2011). Cogito ergo soffro. Quando pensare troppo fa male. Milano: Ponte alle Grazie
Nardone G.(2014). La paura di decidere. Milano. Ponte alle Grazie
https://www.lostudiodellopsicologo.it/ossessioni/come-smettere-di-pensare-e-prendere-una-decisione/ (Consultato in data 09/09/2021)
https://www.lostudiodellopsicologo.it/ossessioni/quando-laltro-ha-gia-deciso-prendere-decisioni-importanti-a-fronte-delle-decisioni-altrui/ (Consultato in data 09/09/2021)
