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Category Archives: Problemi nelle relazioni con gli altri

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5 strategie di comunicazione che danneggiano la tua relazione di coppia

La Comunicazione di coppia è uno degli ingredienti fondamentali per fare in modo che la coppia funzioni.

A volte pensiamo, erroneamente, che debbano accadere sempre grandi eventi – tradimenti, bugie, problemi nell’educare i figli – perché all’interno di una coppia si creino attriti, incomprensioni e litigi.

In realtà dimentichiamo uno degli aspetti fondamentali di una relazione, del vivere l’uno accanto all’altra: mi riferisco al fatto che la coppia, interagendo, prima di qualsiasi altra cosa comunica, dialoga, potremmo dire ‘vive nella comunicazione’.

Proprio per questo motivo è importante riconoscere quali errori comunicativi sono presenti nella comunicazione di coppia per modificarli ed eliminarli.

Vediamo in questo articolo quali sono.

1. Puntualizzare

Come scriveva Oscar Wilde, ‘con le migliori intenzioni si ottengono gli effetti peggiori’. Ed è quello che succede nel momento in cui puntualizzi costantemente qualcosa al partner.

Puntualizzare, significa chiarire, specificare e precisare, anche in modo eccessivo e pesante, le situazioni e le condizioni, le sensazioni e le emozioni nel rapporto con l’altro.

“Guarda che si fa così…”, “Mi raccomando…”, “Guarda che in realtà…”

Puntualizzare è un tipo di comunicazione che apparentemente può far pensare ad una strategia per evitare quegli equivoci e quelle incomprensioni che potrebbero trasformarsi in attriti e conflitti. In realtà avviene esattamente il contrario: è proprio il puntualizzare che prepara il terreno per i conflitti. È, infatti, fastidioso sentirsi sempre dire e spiegare come stanno i fatti o come dovrebbero essere per funzionare meglio.

2. Recriminare

È sicuramente un ingrediente altamente velenoso!

Recriminare fa leva sui sensi di colpa dell’altro, ponendo sul banco degli imputati in un processo infinito. E qualsiasi persona, quando si trova sotto processo, reagirà attaccando o fuggendo.

Le accuse sono facilmente riconoscibili: sono sempre alla seconda persona singolare “TU” e contengono parole come “sempre” e “mai”.

3. Rinfacciare

“Mi sono sacrificato per te!”, “Non sai quanto mi è costato venire a quella cena!”

Colui che rinfaccia si pone come vittima dell’altro e, da questa posizione di dolore, usa la propria sofferenza per indurre il partner a correggere quei comportamenti che l’hanno generata. Spesso con scarsi risultati.

4. Predicare

Questa strategia disfunzionale consiste nel proporre ciò che è giusto o sbagliato a livello morale e, sulla base di questo giudizio, esaminare e criticare il comportamento dell’altro. Ma si sa…l’effetto sermone non fa altro che aumentare la voglia di trasgredire alle regole.

5. Biasimare

Biasimare è una forma di comunicazione che non contiene una critica diretta, diversamente dalle altre forme di comunicazione che abbiamo visto sopra.

Chi biasima solitamente utilizza in un primo momento dei complimenti, ma subito dopo essersi complimentato aggiunge una seconda parte in cui afferma che avrebbe potuto fare di più o fare meglio o fare qualcosa di diverso.

Chi riceve questa comunicazione rimane interdetto perché riceve due messaggi contrastanti.

Biasimare è una strategia incredibilmente efficace per creare problemi quando non ce n’è nemmeno l’ombra!

Altri atti comunicativi fallimentari

“Te l’avevo detto!” una sentenza in grado di scatenare le furie anche della persona più mansueta.

“Lascia…faccio io” che appare come una gentilezza ma che in realtà nasconde una forma di sottile squalifica delle capacità dell’altro.

“Lo faccio solo per te” sacrificandosi per l’altro in modo unidirezionale, facendolo sentire in debito e inferiore poiché bisognoso di tale gesto di “generosità”.

In conclusione…

Parafrasando Wittgenstein: “le parole sono come pallottole”, dobbiamo quindi imparare a usarle accuratamente, per non creare danno a noi stessi e agli altri.

E tu quale tipo di comunicazione rintracci all’interno della tua coppia?

Se sentissi il bisogno di parlare con uno specialista, non esitare a chiedere aiuto: ogni Martedì dalle 18:00 alle 20:00 gli psicologi del team “One session” sono a tua disposizione per una sessione gratuita di consulenza psicologica a seduta singola di 30 minuti.

Per maggiori informazioni, puoi inviare una email a info@onesession.it o visitare la nostra pagina FB OneSession.it

Riferimenti bibliografici

Nardone, G. (2005). Correggimi se sbaglio. Milano: Ponte alle Grazie.

Zeig, J., Kulbatski, T. (2012). I dieci comandamenti della coppia. Milano: Ponte alle Grazie.

 

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Scrivere per superare la fine di una relazione

Perché le relazioni finiscono? Perché ad un certo punto la persona che credevamo sarebbe stata al nostro fianco per tutta la vita esce di scena?

Le motivazioni per cui una relazione finisce sono molteplici. Talvolta le cause possono essere degli eventi esterni che portano la coppia a separarsi, forzatamente. Altre volte invece ci si accorge di non condividere più gli stessi valori, perché si è cambiati. Altre volte ancora i partner non riescono più a fidarsi l’uno dell’altro, dopo tradimenti o bugie.

Qualsiasi sia la causa della rottura, entrambi i partner saranno invasi da una serie di vissuti ed emozioni, talvolta difficili da gestire.

Le fasi della fine di una relazione

La fine di una relazione porta con sé la perdita di una persona molto cara. Proprio per questo motivo questo evento può essere paragonato ad un lutto.

E come nel lutto, si passa attraverso una serie di fasi che, dopo rabbia e sofferenza, permetteranno ai protagonisti di riprendere in mano la loro vita. Vediamo quali:

  1. La relazione è finita, ma si fa fatica a crederlo. I protagonisti si rifiutano di credere che la persona amata non condivida più con noi gran parte della nostra quotidianità.
  2. In questa fase si comincia a rendersi conto della fine della relazione. La rabbia può essere rivolta contro se stessi, per non aver fatto funzionare la storia, o contro il patner per averci lasciati. Spesso è rivolta anche contro tutti quelli che vediamo felici, pensando che al loro posto dovremmo esserci noi.
  3. È la fase dei “se”. “E se quella volta mi fossi comportato diversamente? E se potesse esserci un’ulteriore possibilità?” In questa fase si cercano dei modi di ricongiungersi con l’ex partner, rimanendo così ancorati al passato.
  4. Indietro non si può tornare, si prende consapevolezza della fine della relazione. Ci si rifugia così nei ricordi di un passato che è stato anche positivo, soffrendo incredibilmente.
  5. Dopo le prime quattro difficili fasi, ora si diventa consapevoli che indietro non si tornerà. Si custodiscono i momenti positivi della tua storia d’amore, ma è arrivato il momento di dedicarsi a se stessi. Ripensare alla storia finita non trascina più nello sconforto.

Ricominciare a vivere dopo la fine di una relazione

Nella teoria sembra tutto facile, ma a volte il dolore è così insopportabile da non riuscire a credere che prima o poi si supererà. I ricordi della relazione passata tengono costantemente compagnia, al punto da credere che non si sarà mai più felici.

Ecco quindi un piccolo, semplice ma potentissimo esercizio che puoi fare in autonomia per dare spazio al tuo dolore e pian piano farlo defluire.

In una semplice parola: scrivi.

Ogni sera, prima di coricarti, prenditi del tempo (almeno 15 minuti) per mettere nero su bianco i tuoi pensieri, i tuoi ricordi, il tuo dolore. Dev’essere un momento solo per te, il foglio e la penna. Non importa la forma, quanto il contenuto. Lasciati andare, esprimi sul foglio tutto ciò che ti tormenta, i pensieri che durante il giorno ti attanagliano e che cerchi di evitare. Una volta finito, è importante che tu non rilegga quanto hai scritto!

Se ti accorgi che il dolore persiste, prova ad affidarti ad un terapeuta. Anche un solo incontro può bastare!

Ogni martedì dalle 18:00 alle 20:00, gli psicologi del nostro team One Session si rendono disponibili per degli incontri online gratuiti utilizzando la Terapia a Seduta Singola. Per avere maggiori informazioni e prenotare il tuo incontro, puoi contattarci inviando una e-mail a info@onesession.it oppure visitala nostra pagina Fb OneSession.it.

Riferimenti Bibliografici

Pennebaker, J. W. (2017). Il potere della scrittura. Tecniche nuove edizioni.

https://www.psychologytoday.com/us/blog/in-flux/201911/5-tips-respectfully-end-intimate-relationship

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Come migliorare il rapporto con il tuo capo

Perché è importante avere relazioni serene nell’ambiente di lavoro?

Riuscire ad instaurare un rapporto soddisfacente con il proprio capo, e con i colleghi, è il desiderio di tantissime persone. Sul luogo di lavoro, infatti, è indispensabile poter contare su un ambiente tranquillo in cui poter lavorare con serenità. E’ ormai da diversi anni noto che, quando le persone si sentono tranquille e senza troppe pressioni addosso, il rendimento lavorativo e la soddisfazione personale aumentano!

Viceversa, un rapporto altalenante o scadente con il proprio superiore, può spesso essere collegato ad una soddisfazione minore verso il proprio lavoro, che può andare a ripercuotersi negativamente anche su altri ambiti di vita.

Qualche dritta per migliorare la situazione

Ottenere una relazione distesa con il capo può non essere un processo immediato, ma ecco qualche suggerimento per riuscire al meglio nella costruzione di rapporto nuovo e più sereno:

1. Sii proattivo

Se pensi di avere la soluzione per un problema, esponila! I suggerimenti, se dati con educazione e rispetto, faranno capire al tuo capo quanto tu sia dedito al lavoro e competente.

2. Presta attenzione alle scadenze

Anche se può essere difficile, soprattutto quando si è sommersi di lavoro, è molto importante rispettare le scadenze, perché sarà una prova formidabile della tua affidabilità.

3. Chiedi feedback

Quando te ne capita l’occasione, chiedere al capo dei feedback sul lavoro svolto ti farà apparire come una persona desiderosa di migliorarsi e fare bene il proprio lavoro. Non avere paura di eventuali riscontri negativi, se dovessero esserci saranno uno spunto per migliorare le tue prestazioni!

4. Ricorda che, oltre ad essere il tuo superiore, è una persona

Come tutti, anche il tuo capo avrà una vita fuori dall’ambiente lavorativo. Cercare di conoscerlo, mostrandoti autentico e rispettoso, potrebbe migliorare notevolmente il vostro rapporto!

 Presta attenzione alla comunicazione

Un ultimo suggerimento per rendere il rapporto con il capo più sereno è quello di prestare molta attenzione alla comunicazione.

Il nostro modo di comunicare con gli altri è davvero importante, perché può influenzare direttamente la relazione con la persona che abbiamo davanti.

Quando si tratta di un superiore, è fondamentale adattarsi al suo stile comunicativo e al suo registro linguistico.

Cerca di mantenere questo stile anche nella comunicazione via e-mail, soprattutto se usate spesso questo strumento.

Inoltre, se possibile, cerca di prediligere gli scambi dal vivo a quelli telefonici o via e-mail, perché questi danno una possibilità maggiore di comprendersi e approfondire l’argomento di conversazione.

Riuscire a costruire un rapporto sereno con il proprio capo è possibile, anche se può richiedere qualche sforzo.

Tuttavia, l’impegno iniziale sarà ricompensato da un ambiente lavorativo più disteso, nel quale fare emergere le proprie competenze professionali.

E se credi di avere bisogno di un po’ di aiuto, la soluzione potrebbe essere chiedere aiuto ad un professionista, che ti aiuterà con un incontro di Terapia a Seduta Singola a trovare le risorse e comprendere come usarle per affrontare il problema.

Se sei interessato alla Terapia a Seduta Singola ogni martedì per un periodo limitato, dalle 18:00 alle 20:00 gli Psicologi e gli Psicoterapeuti del nostro team One Session si rendono disponibili per degli incontri gratuiti aperti a tutti.

Prenota la tua consulenza gratuita.

Bibliografia

Cannistrà F., Piccirilli F. (2018), Terapia a Seduta Singola. Principi e pratiche. Giunti Psychometrics

 

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Christmas Blues ovvero la Depressione Natalizia: come superarla?

Natale: che stress!

Ci siamo: il Natale è arrivato! L’atmosfera di attesa, le pubblicità in tv di panettoni e torroni, le decorazioni nelle case e per le strade, l’entusiasmo dei bambini, la letterina a Babbo Natale e l’attesa dei regali, le riunioni di famiglia…
Per molti quello natalizio è il periodo più bello dell’anno, per altri invece è una vera tortura, che si affronta a denti stretti e sperando finisca il più in fretta possibile.
Può sembrare strano, eppure, circondati da alberelli colorati e da luci sfavillanti, a molti capita di sentirsi profondamente tristi. Forse non lo sapevate ma il Christmas Blues, o depressione natalizia, è più frequente di quanto si creda.
I sintomi si avvicinano molto a quelli della depressione comune: chi soffre del Christmas Blues prova profonda malinconia, insonnia, crisi di pianto, irritabilità, forte ansia.
I cambiamenti stagionali, legati alla diminuzione delle ore di luce e al maltempo, possono ulteriormente incidere sullo stato di tristezza, influenzando l’umore, il ritmo sonno-veglia, la sessualità, la memoria e altri ambiti associati al nostro benessere.

Happy days. Ma anche no.

Il periodo natalizio rappresenta a tutti gli effetti un vero tour de force di convenzioni sociali e di festeggiamenti a cui tutti ci sentiamo in qualche modo obbligati a partecipare.
Non vediamo l’ora che arrivino le vacanze per riposare, dormire senza il fastidioso suono della sveglia, invece ci ritroviamo l’agenda serrata da impegni, dalla preparazione di pranzi e di cene, dalla corsa agli ultimi regali.
Sovente si arriva a dicembre stanchissimi, con il peso di dodici mesi di intenso lavoro sulle spalle, reso ancora più pesante dal rush finale pre-natalizio.
Il malumore può acutizzarsi dal pensiero di rivedere i propri familiari, con alcuni dei quali magari non ci sentiamo del tutto a nostro agio o con cui vi sono attriti preesistenti.
A ciò si aggiungono le liste di regali da individuare e da acquistare (ed eventuali difficoltà economiche), l’abituale inclinazione a “tirare le somme” dell’anno appena trascorso (con conseguente senso di insoddisfazione e di irrequietezza laddove il bilancio non sia in linea con gli obiettivi prefissati).
In questo indimenticabile 2020, si aggiungono quella serie di limitazioni imposte dalle normative vigenti legate alla pandemia, con l’impossibilità durante il periodo festivo di spostarsi da una regione all’altra e tra comuni, la chiusura di locali e centri commerciali in determinate fasce orarie e giorni, nonché il divieto di organizzare riunioni con persone non conviventi, e di fare pranzi e cene con una cerchia di familiari estremamente limitata.
Tale condizione può acutizzare il senso di solitudine e di tristezza, ancor di più in coloro che stanno affrontando il dolore recente di una perdita subita, la morte di una persona cara, una separazione, un problema di salute, oppure stanno attraversando un momento di cambiamento, un trasferimento, un pensionamento, la perdita del lavoro.

5 consigli per superare le feste in leggerezza

Quando si avvicina il periodo natalizio possono arrivare, oltre ad auguri, catene di messaggini WhatsApp, regali inaspettati, anche alcune pericolose e deleterie trappole mentali.
Vediamo quali sono: identificarle è già un primo importante passo!
• Pensare che durante le festività dobbiamo essere per forza felici, allegri e spumeggianti;
• Ripensare ad eventi negativi, fare il bilancio di tutto ciò che non si è realizzato durante l’anno;
• Pensare di essere gli unici a sentirsi infelici e oppressi da obblighi e convenzioni sociali;
• Pensare che questo sentimento di tristezza sia definitivo e non fronteggiabile.
Niente paura: a tutto c’è un rimedio, se sai come porvi rimedio!

Di seguito alcuni semplici consigli:

1. Organizzati per tempo, così da non ritrovarti imbottigliato nell’estenuante “corsa ai regali” dell’ultimo minuto; fai acquisti con criterio, pianificando le spese e stabilendo in anticipo un budget, in linea con le tue possibilità economiche.
I regali non sono un obbligo. Meglio stabilire con parenti e amici che il regalo è stare insieme, piuttosto che angosciarsi per l’estratto conto a fine mese o sentirsi inadeguati.
2. Partecipa agli eventi sociali nel rispetto dei tuoi bisogni, imparando a “dire no” agli appuntamenti con persone che già sai ti provocheranno malumore; dedica il tuo tempo a chi ti fa stare bene e agli incontri per te realmente gradevoli.
3. Accogli e dai valore alle tue emozioni: il fatto che in un clima festoso ci si senta tristi o malinconici non significa essere “sbagliati” o che ci si debba sforzare per omologarsi al contesto.
4. Lascia andare i pensieri ricorrenti sul passato (e su ciò che hai perduto) o le ansie per il futuro (e di quel che potrebbe succedere); il pensiero ricorsivo non aiuta a prendere decisioni, a ridurre l’ansia e a risolvere i problemi, anzi, li aumenta.
5. Vivi il presente e dedicati a te stesso: goditi un bel libro, un brano musicale, fai una chiacchierata al telefono con un amico o una persona cara, dedicati a un hobby o fai un po’ di sport. Approfitta delle ore di luce: una passeggiata di almeno un’ora all’aria aperta, se il clima lo permette, ha grandi effetti positivi sul nostro benessere.
Se tuttavia ritieni di non riuscire a gestire da solo il tuo malessere, chiedi aiuto ad uno psicologo: ti aiuterà a trovare le strategie più efficaci per far fronte a questo particolare stato emozionale.
Se sei interessato alla Terapia a Seduta Singola inoltre, ricordati che ogni martedì, per un periodo limitato, dalle ore 18 alle ore 20, gli psicologi e gli psicoterapeuti del nostro team One Session sono disponibili per degli incontri gratuiti aperti a tutti.
Contattaci per maggiori informazioni inviando una email a info@onesession.it oppure visita la nostra pagina Facebook OneSession.it.
Bibliografia
Cannistrà, F., Piccirilli, F., (2018), Terapia a seduta singola. Principi e pratiche, Editore: Giunti Psychometrics;
Kasser, T., Sheldon, K. M. (2002). What Makes for a Merry Christmas?, in: Journal of Happiness Studies, vol. 3, n.4, pp. 313-329.

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