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Tags Archives: tentate soluzioni disfunzionali

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Quando quello che fai per risolvere il problema diventa il problema stesso

Dentro il tranello

In Harry Potter e la pietra filosofale (Columbus, 2001), Harry e Ron finiscono nel Tranello del Diavolo. I rami li avvolgono e loro lottano per liberarsi. Più si dimenano, però, più la presa si stringe. Hermione li invita a fermarsi.

Nella scena ci sono una difficoltà iniziale, essere intrappolati, e una risposta spontanea, agitarsi. Cercare di liberarsi ha senso. Eppure è proprio quel tentativo ad alimentare la stretta.

Fuori dal film incontriamo perdite, cambiamenti, paure e dubbi: difficoltà naturali dell’esistenza (Watzlawick et al., 1974). Proviamo ad affrontarle al meglio delle nostre possibilità, con le risposte che conosciamo. Alcune ci hanno aiutato in passato; altre ci sembrano l’unica strada percorribile, anche se finora non hanno funzionato.

Facciamo un esempio. Arrivi a una cena dove conosci poche persone. Ti sale l’ansia, decidi di andare via e, appena esci, respiri meglio. Quel sollievo è reale. Se però alla cena successiva te ne vai di nuovo e poi cominci a rifiutare gli inviti, la risposta che ti ha calmato una sera inizia a limitare quello che puoi fare. Andartene ti ha aiutato allora; continuare ad andartene può diventare parte del problema.

Quando la presa si stringe

Nel film Harry riesce a fermarsi. Ron sente Hermione, ma continua a lottare: in quel momento fermarsi gli sembra più pericoloso che agitarsi. Nell’esempio della cena accade qualcosa di diverso. Uscire calma l’ansia, almeno per un po’. Possiamo quindi continuare a usare una risposta perché smettere ci fa paura, oppure perché nell’immediato ci dà sollievo.

In entrambi i casi stiamo cercando una soluzione. Nel lavoro strategico chiamiamo tentata soluzione la risposta che proviamo a usare per affrontare una difficoltà. Qui ci interessano soprattutto quelle che continuiamo a ripetere anche quando non la risolvono: nel tempo possono contribuire a trasformarla in un problema e a mantenerlo (Watzlawick et al., 1974; Nardone, 2009).

Può accadere quando cerchiamo rassicurazione. Hai un dubbio, chiedi un parere e la tensione scende. Poi il dubbio ritorna e chiedi un’altra conferma. Nel tempo, insieme al sollievo, può farsi strada un’idea dolorosa: «Se ho sempre bisogno di qualcuno che mi tranquillizzi, da solo non ce la faccio». Anche chi ti è vicino entra nella sequenza. Vuole aiutarti, risponde con cura, ma dopo poco si ritrova a cercare nuove parole per rassicurarti.

Anche il controllo può stringere la presa. Se ti imponi di dormire, finisci per guardare l’orologio, calcolare le ore che restano e verificare se il sonno arriva. Proprio quella vigilanza può tenerti sveglio. Puoi cambiare la persona a cui chiedi conferma o il dettaglio che controlli. Se continui a cercare sicurezza nello stesso modo, quella risposta può continuare ad alimentare il problema.

Come allentare la presa

Accorgersi che una risposta alimenta il problema non significa riuscire subito a interromperla. Per cercare un’alternativa, possiamo osservare quando la usiamo, che cosa cerchiamo di ottenere, che cosa facciamo nel concreto e che cosa accade dopo. Così possiamo capire come si mantiene il problema oggi.

Nel dialogo clinico, una domanda può aiutarci a guardare quella sequenza da un’altra prospettiva: «Se volessi peggiorare questo problema anziché risolverlo, che cosa potrei fare, dire o pensare?». Non è un invito a peggiorare davvero la situazione. Tra le risposte immaginate per peggiorarla possiamo riconoscere qualcosa che stiamo già facendo per cercare di risolverla. Quando accade, il paradosso diventa visibile (Nardone, 2009).

In una seduta singola esploriamo insieme ciò che emerge, tenendo presenti l’obiettivo della persona e le risorse che ha già. Su questa base possiamo concordare una piccola prova concreta, possibile nella sua vita e diversa dalla risposta abituale (Cannistrà & Piccirilli, 2018). Non deve far sparire il problema in un istante. Permette di fare un’esperienza e osservare che cosa cambia.

Nel film, dire a Ron di stare calmo non basta. Hermione ricorda che il Tranello teme la luce e la usa: i rami si ritirano. Nella vita la presa non si allenta necessariamente così in fretta. Possiamo però cercare insieme una risposta diversa da quella che continua a stringerla.

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Riferimenti bibliografici

Cannistrà, F., & Piccirilli, F. (2018). Terapia a seduta singola. Principi e pratiche. Giunti Psychometrics.

Columbus, C. (Regista). (2001). Harry Potter e la pietra filosofale [Film]. Warner Bros.

Nardone, G. (2009). Problem solving strategico da tasca. L’arte di trovare soluzioni a problemi irrisolvibili. Ponte alle Grazie.

Watzlawick, P., Weakland, J. H., & Fisch, R. (1974). Change: Principles of problem formation and problem resolution. W. W. Norton.

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