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Category Archives: Difficoltà nel rapporto con se stessi

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La sindrome dell’impostore

Quando parliamo di sindrome dell’impostore a cosa ci riferiamo?

Il termine sindrome ci riporta come significato a un contenuto di classificazione nosografica. Va subito chiarito che la sindrome dell’impostore non è una malattia con una connotazione psichiatrica.

Il termine impostore richiama un concetto legato all’imbroglio, alla frode, all’inganno.

La sindrome dell’impostore è definibile come una serie di sensazioni e di pensieri che l’individuo vive, perché pensa che il successo raggiunto in diversi ambiti non è meritato.

Si tratta quindi di uno spiacevole vissuto che interferisce con il benessere complessivo sotto molti punti di vista.

Alla fine degli anni ’70 sono stati condotti i primi studi di questo fenomeno. Si è osservato come esso sia di natura trasversale e non riguarda specificatamente donne o uomini, coinvolge allo stesso tempo persone con diversi livelli sociali o con competenze diversificate a livello professionale.

Sembrerebbe comunque che siano più le donne a soffrirne, per quanto gli uomini non siano esenti dallo sperimentarla.

Oggi, le ricerche sembrano dimostrare che la sindrome dell’impostore sta aumentando e che, se non viene affrontata, rischia di cronicizzarsi.

Studi sulla sindrome dell’impostore.

Le psicologhe pionieristiche Clance e Imes iniziarono a parlare di tale sindrome nelle loro ricerche  a partire dal ’78.

Durante uno dei loro studi selezionarono un campione di donne che presentavano un alto livello intellettuale e culturale e che si era distinto per risultati accademici e per carriere professionali eccellenti, emerse una grande differenza nel campione.

Le donne con la sindrome dell’impostore, rispetto alle altre, a parità di titoli e posizioni raggiunte, credevano di non avere i numeri giusti per il successo e di non essere brillanti, ma che il loro successo fosse frutto di un inganno. Secondo loro, in buona sostanza, avevano  ingannato tutti gli altri che invece riconoscevano in loro le assolute competenze, le capacità ed i brillanti risultati.

Nonostante il funzionamento intellettuale  delle donne portatrici della sindrome fosse superiore e inconfutabile nelle dimostrazioni,  questa evidenza non veniva  considerata, e permaneva in loro stesse questa credenza.

In altri studi con un campione invece di studenti di diversi atenei Clance e Imes evidenziarono che molti studenti universitari sentivano di aver raggiunto posti prestigiosi senza meritarlo.

Anche questo, come nel primo caso delle donne di successo, veniva percepito da parte loro come un inganno, una vera frode che le persone sentivano di aver compiuto nei confronti della società. I premi, i riconoscimenti ed anche i semplici complimenti venivano giudicati come non meritati e non dovuti.

Come abbiamo già detto in apertura, questo fenomeno non è inserito nel DSM 5 o in qualche trattato diagnostico, ma dati alla mano e scorrendo la letteratura al riguardo, si evidenzia che il 70 % dell’intera popolazione mondiale ha sofferto, soffre nell’arco della vita di almeno un episodio di questa sindrome.

Perché la sindrome dell’impostore è un fenomeno che ha ripercussioni psicologiche?

La sindrome dell’impostore può portare un notevole disagio psicologico. Essa si riflette fortemente nella percezione che le persone hanno di loro stesse e si lega a due aree molto significative della vita: quelle legate alla posizione occupata nella società rispetto agli altri e alla dimensione  lavorativa. Chi soffre della sindrome dell’impostore prova senso di colpa e senso di inefficienza, va in stress più facilmente e rischia anche di entrare in burnout.

In cosa consiste la sindrome dell’impostore?

Chi ne soffre sviluppa una grande paura di fallire e un rimuginare su errori fatti in passato, una sensazione di incompetenza riguardo le proprie capacità.

Chi soffre di questo fenomeno è portato a pensare che il successo che si riscuote a livello personale non è meritato e sarebbe da attribuire al caso, alla fortuna, a condizioni favorevoli esterne e mai interne.

Si ha successo e si pensa sia non dovuto, non giustificabile, è questo lo stato d’animo prevalente. Nulla diventa proporzionale alla quantità di successo che si ha, perché se si soffre di questa sindrome, si vive in una condizione in cui ciò che abbiamo raggiunto non deriva da nostri mezzi, da nostre capacità, da un nostro sforzo ma sempre da qualcosa fuori.

Non ne sono immuni personaggi famosi, tanto per citarne uno su tutti lo stesso Einstein, che è stato vittima di questa sindrome, così emergerebbe da alcune confidenze fatte a un amico. Oltre a Einstein, per arrivare ai nostri giorni e a nomi molto familiari ne hanno parlato Michelle Obama, Serena Williams, Meryl Streep. La sindrome dell’impostore oltrepassa le differenze di genere e colpisce  persone importanti e non, nomi altisonanti e persone comuni.

Cosa si può leggere nella sindrome dell’impostore? A cosa porta questa sindrome?

Essa è legata alla percezione che si ha di sé, è legata alla sfera della autostima, se il livello di autostima è basso si minimizzerà il risultato.

Siccome la sindrome fa sentire costantemente gli individui in uno stato di tensione, perché percepiscono la possibilità che saranno prima o poi smascherati e che saranno scoperti, porta a dei veri e propri vissuti di ansia, che in alcuni casi più estremi sfocia in vissuti di angoscia.

Possono in alcuni casi svilupparsi un profondo senso di fallimento e una costante ricerca di perfezionismo.

L ‘ansia si può ancorare al fatto che chi soffre della sindrome diventa autocritico al massimo. Si ricerca costantemente il raggiungimento della perfezione, andando incontro a costanti rimuginii del pensiero, in un continuum che si spinge verso forme più invalidanti tanto è che si potrebbe approdare a un vero e proprio stato depressivo.

La ricerca della perfezione a tutti i costi è una delle implicazioni più pesanti che si porta dietro la sindrome dell’impostore. Un’altra è la sensazione di perpetuare un inganno ai danni degli altri, un inganno che prima o poi sarà smascherato.

Come aiutare chi soffre di questa sindrome?

Un percorso di terapia breve può permetterci di lavorare in modo efficace ed efficiente.

Attraverso la terapia si punterà alle risorse del paziente e si andranno a ristrutturare le credenze e a ricostruire la percezione di autostima errata, attribuendo il giusto valore alle mete raggiunte, ai risultati ottenuti.

L’autostima non è una caratteristica intrinseca che si possiede, ma un processo a cui si dovrebbe arrivare facendo una valutazione realistica delle proprie capacità.

La Terapia a Seduta Singola per la sindrome dell’impostore

La Terapia a Seduta Singola potrebbe essere preziosa e permetterci di arrivare all’obiettivo già con una sola seduta. In un colloquio si può lavorare sulla riappropriazione di una concezione positiva, che si riverbererà sul senso di autoefficacia individuale.

Con la Terapia a Seduta Singola potremmo far emergere quelli che sono i contenuti di critica interna. Si andranno poi ad esplorare le credenze e confutarle se esse allontanano la persona da una visione obiettiva di se stessa.

Si sottolineano i punti di forza e una rappresentazione di sé più consapevole. L’emergere della consapevolezza crea la base per uscire dalla sindrome.

Lavorare sulla autostima e sulla autoefficacia sgancia il soggetto da una visione aprioristicamente svuotata dal senso di merito ed incentrata invece sul senso di colpa.

Una strategia pratica e che può essere ripetuta quotidianamente e consigliata a chi si trova a vivere con questa sindrome, è quella di far elencare tutte le mete e tutti i traguardi raggiunti dalla persona. Assieme al terapeuta si possono riscrivere i passi conseguiti nella propria carriera, una sorta di carrellata dei successi più significativi.

Mettere in forma scritta gli obiettivi centrati, e visualizzarli in modo concreto, renderà difficile la negazione e darà una consistenza a ciò che si è conseguito. Questo permetterà alla persona di raggiungere la convinzione che essa ha meritato il posto il lavoro o la posizione che sta ricoprendo.

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Ogni Martedì dalle 18:00 alle 20:00 gli psicologi del team “One session” sono a tua disposizione. Prenota una sessione gratuita di consulenza psicologica a seduta singola di 30 minuti.

Per maggiori informazioni, puoi inviare una email a info@onesession.it o visitare le nostre pagine Facebook e Instagram

 

Riferimenti bibliografici

Clance P. R., & Imes, S. A. (1978). The imposter phenomenon in high achieving women: Dynamics and therapeutic intervention. Psychotherapy: Theory, Research & Practise

Clance Pauline R.; O’ Toole, Maureen A., 1987. The Imposter Phenomenon: An internal barrier to empowerment and achievement

Flavio Cannistrà, Federico Piccirilli, 2020. Terapia a seduta singola Principi e Pratiche

Sandi Mann, 2021. La sindrome dell’impostore. Perché pensi che gli altri ti sopravvalutino.

Enrico Maria Secci, 2016. Le Tattiche del Cambiamento– Manuale di Psicoterapia Strategica

Francesca Di Donato, 2021. Counseling Psicologico

Flavio Cannistrà- Federico Piccirilli,2021. Terapia breve centrata sulla soluzione. Principi e Pratiche

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Come imparare a porsi obiettivi raggiungibili

Fatichi a raggiungere i tuoi obiettivi, e questo è causa di grande frustrazione? Sei sicuro di porti degli obiettivi raggiungibili? In questo articolo andremo a capire meglio come impostare i propri obiettivi in maniera efficace.

Definire l’obiettivo

Gli antichi latini insegnavano che “la nave non va da nessuna parte se non conosce la rotta”.

Per conoscere la rotta, definirla ed immaginarla è necessario avere una forte motivazione che fornisce l’energia all’individuo per poter arrivare alla meta.

In una prima fase di ragionamento, circa ciò che si vuole raggiungere, bisogna essere attenti a non confondersi con il desiderio.

Il desiderio può essere inteso come un sentimento di ricerca appassionata o di attesa del possesso, è tutto quello che piacerebbe fare o avere ma non è presente un impegno volontario per il raggiungimento dello stesso.

Manca nel desiderio il concetto di sacrificio e messa in discussione della realtà che circonda l’individuo.

Un obiettivo invece è ciò che siamo in grado di identificare, misurare e quantificare.

E’ ciò che si vuole ardentemente raggiungere, presenta consapevolezza delle azioni molto impegnative per il raggiungimento del proprio scopo.

Nell’obiettivo c’è un investimento personale che accoglie tutte le risorse ed esse vengono investite per volontà conscia.

Il desiderio potrebbe non trasformarsi mai in obiettivo se non viene contestualizzato e se non vengono fatte concretamente le azioni necessarie per trasformarlo in obiettivo.

Un desiderio diventa un obiettivo nel momento in cui viene stabilito un piano d’azione per realizzarlo.

La differenza principale sta nella contestualizzazione, ovvero nella concretezza delle operazioni che svolgiamo per raggiungere ciò che vogliamo.

Obiettivi SMART

Avere un pensiero chiaro è la prima azione utile da mettere in atto.

Ci sono modi di pensare funzionali e altri meno, alcuni costruttivi e altri distruttivi.

Il modo di pensare determina il modo di vivere ed essere perché dal mindset dipendono le reazioni alle situazioni.

Citato per la prima volta in una pubblicazione nel 1981 da George T. Doran e ampliato successivamente dal professor Robert S. Ruben, SMART è un acronimo che significa: Specific (specifico), Measurable (misurabile), Achievable (Raggiungibile), Realistic (Realistico), Time bound (definito nel tempo).

Il criterio SMART afferma che gli obiettivi per essere attuabili devono avere queste caratteristiche.

Specifico: essere chiari e precisi a proposito degli obiettivi e aspettative è il primo passo per arrivare alla meta.

Se la definizione è troppo ampia, gli obiettivi diventano difficili è c’è maggior rischio di incorrere in errori e fraintendimenti.

Misurabile: occorre capire a che punto ci si trova del percorso per pensare ai passi successivi. Quantificare i comportamenti, le azioni sarà utile per valutare le proprie prestazioni e rimanere sulla rotta.

Raggiungibile: è importante considerare gli obiettivi realistici senza essere troppo ambiziosi.

La motivazione dovrà essere alta e bisogna tener conto dei limiti interni ed esterni , il percorso deve essere sostenibile.

Realistico: oltre che realizzabili, gli obiettivi devono essere pertinenti. Avere obiettivi troppo facili non favoriscono il miglioramento se sono troppo complessi il rischio è una bassa motivazione e una perdita di coinvolgimento. Bisogna costantemente verificare in itinere il giusto equilibrio del percorso che si sta effettuando.

Definire il tempo: nella fase di pianificazione delle azioni utili al raggiungimento degli obiettivi occorre pensare alla tempistica.

Un obiettivo definito nel tempo può prevedere un punto di inizio e un punto di fine oppure tappe intermedie.

Utile sarà comprendere il monitoraggio giornaliero, settimanale o mensile.

Azioni strategiche per raggiungere obiettivi

  • Definire le priorità dei comportamenti da attuare prima di compiere il primo passo.
  • Analizzare bene le aree da cui partire e se una parte richiede più sforzo, suddividere il compito in piccoli obiettivi più specifici.
  • Compiere piccoli passi e rispettare il proprio tempo.
  • Essere flessibili con gli imprevisti.
  • Prevedere anticipatamente dei percorsi alternativi nel caso in cui ci fosse un’inconveniente.
  • Prevedere una fase di rivalutazione degli obiettivi iniziale alla luce di ciò che si sta compiendo. Migliorare è sempre possibile!
  • Ricordare di osservare i progressi e di riconoscere a se stessi il valore del proprio lavoro.
  • Celebrare il successo quando sono evidenti i traguardi raggiunti.
  • Essere costanti e creare nuove abitudini consente di consolidare i progressi e dirige verso impegno e disciplina.
  • Ricordare di essere precisi ma poco severi con se stessi.

Impostare un pensiero strategico consente di pensare l’obiettivo finale ma anche di poter risalire al punto in cui ci si trova e ritracciare la propria rotta.

Le ipotesi aiutano a riflettere, il confronto aiuta a scegliere.

Ricordare di porsi sempre obiettivi.

Senti di avere bisogno di un aiuto in più per definire al meglio i tuoi obiettivi e il piano d’azione da seguire?
Contatta One Session!

Ci trovi tutti i martedì dalle 18.00 alle 20.00.

I nostri terapeuti ti aiutano ad ottenere un cambiamento immediato e duraturo, fornendoti strumenti pratici, concreti ed utilizzabili fin da subito per uscire dalla situazione problematica grazie alle tue stesse risorse!

Per prendere appuntamento, scrivi a info@onesession.it o alle nostre pagine Facebook e Instagram.

Riferimenti bibliografici

https://www.metodo-ongaro.com/blog/come-porsi-degli-obiettivi-e-raggiungerli (consultato in data 04/02/2022)

https://www.corriere.it/native-adv/chebanca-longform03-come-imparare-a-darsi-obiettivi.shtml (consultato in data 09/02/2022)

https://www.wikihow.it/Definire-degli-Obiettivi-e-Raggiungerli (consultato in data 09/02/2022)

https://www.mirkocuneo.it/importanza-degli-obiettivi/(consultato in data 09/02/2022)

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La terapia a seduta singola per smettere di procrastinare

Smettere di procrastinare è un desiderio comune a molti.

Riuscire a farlo e mantenere le giuste abitudini, invece, è molto raro e sicuramente più complesso.

Anche se a volte può sembrare un problema irrisolvibile, smettere di procrastinare è possibile. Vediamo come la Terapia a Seduta Singola può aiutarti a farlo.

Perché procrastiniamo e con quali esiti

Può essere occasionale, durare solo per un periodo o diventare un’abitudine quotidiana che fai quasi inconsapevolmente. Quando si parla di procrastinazione non cambia solo la frequenza, ma anche le motivazioni per cui lo fai.

In alcuni casi puoi essere spinto dal bisogno di evitare emozioni negative, come la paura o il dolore, in altre può essere una reazione legata all’incapacità di gestire il tempo e gli impegni presi, in altre ancora può essere una risposta alla paura di fallire e di minare così la tua autostima.

A prescindere dal tempo e dalla motivazione, in psicologia il procrastinare è un meccanismo di coping, ossia una di quelle strategie messe in atto dalle persone per gestire le situazioni stressanti.

In particolare è una forma di evitamento, una strategia che ha un esito positivo sul momento, ma conseguenze negative nel lungo periodo..

Il procrastinare qualcosa, infatti, è vissuto in maniera positiva in un primo momento, in quanto rappresenta una scappatoia da una tensione emotiva, ma rischia nel lungo periodo di farti perdere fiducia nelle tue capacità perché si instaura un circolo vizioso per cui meno fai, meno ti senti capace di fare e meno farai, continuando a procrastinare.

Come può aiutarti la Terapia a Seduta Singola

La Terapia a Seduta Singola è un modello che cerca di trarre il massimo da ogni singola seduta, puntando l’accento sul momento presente e sulle capacità della persona stessa.

In questo senso quindi un incontro con uno psicologo esperto in Terapia a Seduta Singola ti aiuterà ad affrontare la problematica della procrastinazione in diversi step.

Lavorando sul qui e ora, in un primo momento, può aiutarti ad avere maggiore consapevolezza di te e di come funziona il tuo problema.

Arriverai così a capire che eludere il problema ti porta una gratificazione immediata, che però rafforza l’atteggiamento di fuga, chiudendoti così in un labirinto senza uscita.

In un secondo step, si vanno ad indagare le risorse della persona e si identificano le eccezioni positive al funzionamento del problema.

Questo porta ad una maggiore consapevolezza delle tue capacità e delle tue abilità e ti prepara direttamente per l’ultimo step.

L’ultimo step è la strutturazione di strategie studiate ad hoc, sulla base delle tue esperienze e capacità, che ti permetteranno da un lato di interrompere il meccanismo della procrastinazione e, dall’altro, di incentivare le azioni concrete, annullando di fatto il problema.

Cinque consigli pratici

Nell’ambito delle terapie brevi ci sono diverse tecniche e strategie che possono aiutarti ad affrontare le difficoltà per riuscire a portare a termine un compito.

Vediamo quindi cinque consigli che puoi mettere in pratica per evitare di inciampare nei meccanismi della procrastinazione.

1- Identifica gli obiettivi che vuoi raggiungere

Avere chiaro cosa vuoi ottenere ti aiuterà a capire cosa fare per ottenerlo e ti permetterà non solo di identificare le tue priorità, ma anche di strutturare i piccoli passi necessari per raggiungerli.

2- Dedica tempo all’organizzazione

Organizzare il tuo lavoro ti aiuterà a gestire le incognite ed ad intercettare le emozioni negative che sono alla base del meccanismo di procrastinazione.

3- Definisci un tempo di realizzazione

Darti una scadenza ti permetterà di avere uno spazio di manovra nel quale comprendere le tue difficoltà e capire come affrontarle.

4- Limita le distrazioni

Focalizzarti sugli obiettivi è una regola fondamentale per riuscire a raggiungerli e non perderti lungo il percorso.

5- Fai!

Non aspettare il momento perfetto o l’occasione giusta. Agisci!

Avrai tempo poi di aggiustare il tiro e fare le modifiche necessarie per raggiungere il tuo obiettivo.

Conclusioni

Quello del procrastinare è un meccanismo insidioso e difficile da disinnescare.

Tuttavia, una volta identificate le risorse più utili, sarà più facile mantenere le giuste abitudini ed evitare di autosabotarsi.

La Terapia a Seduta Singola con il suo approccio pratico ed altamente funzionale è un ottimo mezzo per capire come implementare in maniera rapida ed efficace queste corrette abitudini.

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Riferimenti bibliografici

Cannistrà, F., & Piccirilli, F. (2018). Terapia a Seduta Singola: Principi e pratiche. Giunti Editore.

Slive, A. & Bobele, M. (2011). When One Hour is All You Have: Effective Therapy for Walk-in Clients. Phoenix, AZ: Zeig, Tucker & Theisen.

https://www.lostudiodellopsicologo.it/psicologia/gestire-il-tempo/ (Consultato in data 27/02/2022)

https://www.lostudiodellopsicologo.it/psicologia/come-fare-quello-che-devi-fare/ (Consultato in data 27/02/2022)

https://www.lostudiodellopsicologo.it/psicologia/smettere-di-rimandare/ (Consultato in data 27/02/2022)

https://www.terapiasedutasingola.it/blog-post/8-benefici-che-i-tuoi-pazienti-possono-trarre-con-la-sst/ (Consultato in data 27/02/2022)

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Liberarsi dai sensi di colpa si può?

“Solamente l’uomo ostacola la sua felicità con cura,

distruggendo ciò che è,

con pensieri di ciò che dovrebbe essere.”

John Dryden, 1670

Qualcuno diceva che il passato non può essere cambiato, che ciò che è stato è stato e non si può tornare indietro; è vero, ma da quel passato ti trascini dietro a volte un grosso senso di colpa che non ti consente di farci pace.

Perché ti senti in colpa?

Sicuramente sei stato abituato a rimproverarti delle tue azioni fin da piccolo, perché vuoi o non vuoi qualche birbanteria l’avrai combinata e i tuoi genitori ti avranno sgridato, dicendo: “ Se non fai il bravo, mamma si arrabbia” “Se piangi ancora, rendi triste il papà” “Dovresti vergognarti per quello che hai fatto” e potrei continuare a oltranza.

Non sto dicendo che i tuoi genitori sono “colpevoli” ma che sicuramente frasi di questo genere hanno costruito dentro di te un sistema di credenze con cui leggi il mondo circostante e eventi più di altri, fanno emergere il tuo senso di colpa, anche quando colpa non ne hai.

Quindi ti senti in colpa perché qualcuno ti ha “insegnato” a provarlo in determinate circostanze e puoi sentirti in colpa perché sei tu che ti imponi questa emozioni in seguito a comportamenti che hai reputato inadeguati rispetto ai tuoi valori e principi morali; succede quando senti di aver sbagliato, di esser stato manchevole o non aver portato rispetto.

Di solito è un emozione che si manifesta nelle relazioni, piuttosto che in solitaria e che spesso si accompagna ad altri sentimenti come ansia, angoscia o frustrazione; ci sono situazioni infatti dover l’aver sbagliato può avere conseguenze o farti temere che ce ne siano e questo crea scenari catastrofici nella tua mente.

Ma come tutte le emozioni è anche funzionale?

Così come la paura, la rabbia o la tristezza, anche il senso di colpa ha una sua funzione sociale: se esiste è perché svolge un ruolo ben preciso nella nostra vita che, anche se difficile da percepire, è ciò che ti consente di sopravvivere all’interno di una società.

Se ti senti in colpa ti assumi la responsabilità delle tue azioni, ti scusi e fai un passo avanti nell’evoluzione.

Questi comportamenti ti facilitano l’accesso e il riconoscimento del tuo gruppo sociale di appartenenza e ti permette di volta in volta di aggiustare il tiro e non ripetere l’errore.

Oppure no?

È chiaro che se sentirsi in colpa può essere utile, come tutte le cose, se portate all’estremo, diventa disfunzionale e compromette la tua qualità di vita.

Se il senso di colpa è legato al passato, il logorio è interminabile, considerato che indietro non si può tornare e non vi puoi porre rimedio.

Se fa parte di un intreccio relazionale, può comportare la fine di quel rapporto.

In campo lavorativo genera ansia o angoscia per la reputazione che ti sei creato o per paura del giudizio degli altri.

Insomma, sentirti in colpa è nocivo se ti limita nel vivere la tua vita e non riuscire a perdonarti o passare oltre , ti rende un eterna vittima.

Cosa puoi fare?

  1. Puoi scrivere un diario delle colpe: sai che scrivere ha un alta funzione terapeutica? Ti invito a scrivere ogni giorno una pagina del tuo diario, dove ripercorrerai con la mente –e la penna- tutte le tue colpe. Non rileggere.
  1. Blocca il rimuginare: sicuramente se ti senti in colpa, penserai spesso a tutte le probabili conseguenze e a cosa fare per rimediare all’errore. So che pensarci pensi ti possa essere utile ma no se si trasforma in rimuginare: in realtà anche se ti sembra di riflettere, non stai facendo assolutamente niente per risolvere il problema. Schiocca le dita, ogni qualvolta il pensiero target arriva e grida il tuo nome dicendo: “torna qui”.
  2. Il passato non si cambia: accettare il fatto che ciò che è stato è stato, significa smettere di focalizzarsi su qualcosa su cui non puoi agire e pensare piuttosto a incanalare la tua energia verso ciò che veramente puoi cambiare. A questo proposito puoi redigere una lista di ciò che puoi cambiare e ciò che è impossibile cambiare.

 

Se pensi di aver bisogno di un supporto in più, puoi rivolgerti a uno specialista in questi casi.

La Terapia a Seduta Singola è utile perché consente individuare le tue tentate soluzioni, ovvero i comportamenti che mantengono in vita il problema, e di bloccarli.

Sei interessato alla Terapia a Seduta Singola? Contatta One Session!

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