Come migliorare la qualità delle comunicazioni importanti
1. Perché le comunicazioni importanti diventano difficili?
«Possiamo parlare?»
È una domanda apparentemente semplice. Eppure, in molte relazioni, bastano queste due parole per cambiare il clima della stanza. Che si tratti di una coppia, di un genitore e un figlio, di un amico o di una relazione professionale, spesso accade qualcosa di curioso: prima ancora che l’altro abbia finito di parlare, abbiamo già iniziato a rispondere. Le comunicazioni importanti seguono spesso questo copione. Non necessariamente ad alta voce. Nella nostra testa. Cominciamo a immaginare dove andrà a parare la conversazione. Pensiamo di sapere già cosa ci verrà detto. Anticipiamo critiche, richieste, accuse o lamentele.
E così, mentre l’altro sta ancora parlando, noi siamo già impegnati a prepararci una difesa. Il risultato è che molte comunicazioni importanti non falliscono per mancanza di parole. Falliscono perché smettiamo di ascoltare. Nella pratica clinica capita spesso di osservare persone convinte di avere un problema di comunicazione. Eppure, ricostruendo insieme le loro discussioni, emerge qualcosa di diverso: le parole non mancano affatto. A volte ce ne sono persino troppe. Ciò che manca è la possibilità di incontrarsi davvero nel dialogo (Watzlawick et al., 1971).
2. Perché ci difendiamo prima ancora di ascoltare?
Lo psicologo Paul Watzlawick e i suoi collaboratori hanno mostrato come ogni comunicazione contenga sempre due livelli: il contenuto e la relazione (Watzlawick et al., 1971). Il contenuto riguarda ciò che viene detto. La relazione riguarda il significato che attribuiamo a ciò che viene detto e la posizione che percepiamo nelle parole dell’altro. Per questo motivo due persone possono ascoltare la stessa frase e reagire in modo completamente diverso.
Pensiamo a espressioni come:
«Come al solito non hai capito niente.»
«Tu non mi ascolti mai.»
«Ti devo spiegare sempre tutto.»
A prima vista sembrano affermazioni che riguardano un comportamento specifico. In realtà comunicano anche altro: chi ha ragione, chi ha torto, chi sa e chi dovrebbe imparare. Quando percepiamo una minaccia alla relazione, la comunicazione cambia funzione. Non serve più a comprendere. Serve a proteggerci. Molte volte non ci difendiamo da ciò che l’altro ha detto. Ci difendiamo da ciò che pensiamo stia per dire.
A quel punto possono accadere due cose. La prima è l’escalation. Una persona attacca, l’altra si difende. Più una insiste, più l’altra contrattacca. La discussione si trasforma in una lotta per avere ragione e il problema iniziale passa in secondo piano. È quella che Watzlawick e collaboratori (1971) definiscono escalation simmetrica.
La seconda è il ritiro. Una persona parla, l’altra si chiude. Una insiste, l’altra risponde sempre meno. Anche in questo caso non c’è più un reale confronto, ma un tentativo di proteggersi dal disagio della conversazione. In entrambi i casi la comunicazione smette di essere uno strumento di incontro e diventa uno strumento di difesa. È proprio in questi momenti che le comunicazioni importanti perdono la loro funzione di confronto e diventano una battaglia o una fuga.
3. Come migliorare la qualità delle comunicazioni importanti?
Se il problema non è soltanto ciò che diciamo, ma il modo in cui entriamo nelle conversazioni, allora migliorare le comunicazioni importanti significa innanzitutto modificare la nostra posizione.
Il primo passo è fermarsi. Non solo con la bocca. Anche con il cervello.
Molte persone interrompono l’altro senza parlare. Lo interrompono preparando già la risposta, la giustificazione o il contrattacco. Mentre ascoltano stanno già decidendo cosa dire, come difendersi o perché l’altro si sta sbagliando. In quel momento non stanno ascoltando. Stanno aspettando il proprio turno.
Il secondo passo consiste nel chiarire prima di interpretare.
Una delle principali fonti di conflitto nasce dal fatto che rispondiamo a ciò che pensiamo di aver sentito e non a ciò che l’altro ha realmente detto. Per questo può essere utile fermarsi e chiedere: «Ho capito bene che mi stai dicendo…?» «Quando dici questa cosa, intendi che…?» Spesso basta una domanda di chiarificazione per evitare discussioni costruite su malintesi e interpretazioni.
Il terzo passo consiste nell’aprire il confronto invece di emettere una sentenza.
C’è una grande differenza tra una frase che apre il dialogo e una che lo chiude. Dire: «Tu non mi ascolti mai» è molto diverso da dire: «Quando succede questa cosa mi sento poco ascoltato.»
Nel primo caso stiamo formulando un giudizio. Nel secondo stiamo condividendo un’esperienza. Le comunicazioni importanti diventano più efficaci quando passiamo dalla ricerca del colpevole alla descrizione di ciò che stiamo vivendo.
Molte delle tentate soluzioni che utilizziamo per sentirci compresi — spiegare, giustificarci, convincere l’altro — finiscono paradossalmente per mantenere il problema (Watzlawick et al., 1974; Nardone, 2011). Le comunicazioni importanti migliorano quando smettiamo di usare le parole per proteggerci e iniziamo a usarle per capire e farci capire.
Riferimenti bibliografici
Nardone, G. (2011). Correggimi se sbaglio. Strategie di comunicazione per coppie e famiglie. Milano: Ponte alle Grazie.
Watzlawick, P., Beavin, J. H., e Jackson, D. D. (1971). Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi. Roma: Astrolabio.
Watzlawick, P., Weakland, J. H., e Fisch, R. (1974). Change. Sulla formazione e la soluzione dei problemi. Roma: Astrolabio.

Psicologa iscritta all’Albo A degli Psicologi del Lazio (n. 18985), psicoterapeuta in formazione ad indirizzo Breve Sistemico-Strategico e consulente in sessuologia clinica.
Nel mio lavoro clinico accompagno persone che attraversano momenti di blocco, confusione o difficoltà emotive e relazionali, aiutandole a leggere ciò che sta mantenendo la situazione e a individuare possibili punti di intervento.
Lavoro con la Terapia a Seduta Singola, offrendo uno spazio focalizzato e concreto in cui fare chiarezza e trovare strategie utili per rimettere in movimento ciò che si è fermato, aprendo nuove possibilità di scelta.