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Category Archives: TSS

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1 anno ago Terapie brevi , TSS

Fai sempre più fatica a prendere sonno? Ecco per te 10 + 1 consigli naturali contro l’insonnia!

Ti giri e ti rigiri nel letto senza riuscire a prendere sonno? La testa rimugina sempre sugli stessi pensieri e non c’è modo di cacciarli via? Hai provato perfino a contare le pecore: “Una pecora, due pecore, tre pecore e così via” ma niente, non funziona. Le ore passano e tu non prendi sonno.

Oppure ti capita di svegliarti nel bel mezzo della notte o troppo presto al mattino e non riuscire a riaddormentarti in nessun modo? Il tuo sonno è sempre molto leggero e di scarsa qualità. Quando ti svegli ti accorgi di non essere mai totalmente riposato. Ti senti la testa pesante, affaticato, insofferente, quasi più stanco di quando sei andato a dormire.

Dormi sempre di meno, ormai le tue ore di sonno si sono ridotte a 3 o 4 per notte da più di un mese, con una conseguente compromissione delle attività giornaliere. Non riesci a rimanere concentrato a lavoro, non hai le forze per andare in palestra, coltivare i tuoi hobby o uscire con i tuoi amici. Insomma sei stanco per qualsiasi cosa.

Tranquillo!

L’insonnia è molto comune e nella maggioranza dei casi è la più semplice da curare senza farmaci. Infatti prima di intraprendere qualsiasi terapia, cerca di individuare la causa responsabile della tua insonnia.

Mi raccomando! Non ricorrere assolutamente subito ai farmaci e soprattutto senza una prescrizione medica. Non sempre l’insonnia necessita di farmaci per essere curata e in quei casi il loro utilizzo potrebbe solo comportarti altri problemi.

Ricorda che la somministrazione smodata e sregolata di farmaci contro l’insonnia può creare dipendenza, sonnolenza diurna, eccessiva sedazione, riduzione delle capacità cognitive, amnesia anterograda, pericoli durante l’uso di veicoli e macchinari. Pertanto ti consiglio di non assumere questi farmaci oltre il termine stabilito dal tuo medico nel caso in cui li avesse ritenuti necessari.

Se invece hai già verificato che la tua insonnia non è associata ad uno specifico disturbo, allora probabilmente la causa potrebbero essere alcune tue abitudini di vita quotidiana che senza rendertene conto vanno a interferire con il sonno.

In tal caso puoi cominciare a modificare queste tue “cattive” abitudini, seguendo questi 11 consigli che ti riporto qui di seguito:

1) Impara a rilassarti, magari aiutandoti con un bagno caldo prima di andare a dormire o praticando yoga o corsi di rilassamento. Lo stress e l’ansia incidono molto sulla qualità del sonno;

2) Concentrarti su qualcosa di piacevole, cercando di allontanare le preoccupazioni della giornata;

3) Regolarizza i tuoi orari, alzati presto al mattino e vai a dormire entro la mezzanotte;

4) Riduci il più possibile la nicotina, l’alcool e l’uso di bevande eccitanti come: caffè, tè, bibite a base di guaranà, matè o ginseng e anche la cioccolata soprattutto prima di andare a dormire;

5) Non dormire durante il pomeriggio. Nonostante i pisolini pomeridiani ti sembrano una buona soluzione, possono ripercuotersi negativamente nel sonno notturno ostacolando l’addormentamento;

6) Evita di utilizzare il computer o altri dispositivi luminosi prima di metterti a letto, forse non lo sai ma fanno attivare ulteriormente il tuo cervello rendendo il sonno irrequieto;

7) Segui una sana alimentazione, assumendo cibi sani e leggeri e prediligendo soprattutto cibi ricchi di magnesio come: mandorle, crusca, arachidi, riso integrale, nocciole e lenticchie. Evita il consumo di alimenti troppo difficili da digerire come fritti e cibi ricchi di grassi soprattutto prima di andare a letto così da non appesantire la digestione;

8) Non andare immediatamente a letto dopo il pasto serale ma fai passare almeno un paio d’ore così da non andare a dormire mentre sei in digestione;

9) Pratica attività fisica in modo costante, utile sia per scaricare lo stress che per produrre endorfine;

10) Assumi la melatonina, una sostanza naturale che produce il nostro corpo e che serve a regolarizzare il ciclo sonno-veglia ma che tende a diminuire quando si dorme poco;

11) Invece di ricorrere ai farmaci prova a utilizzare dei rimedi naturali che puoi trovare in erboristeria come i Fiori di Bach oppure tisane e infusi che contengono piante rilassanti come Camomilla, Melissa, Passiflora, Tiglio e Valeriana.

Di suggerimenti c’è ne sono diversi ma intanto prova ad iniziare con questi, e se ti accorgi che il tuo problema non è ancora risolto, allora prova a rivolgerti ad un terapeuta che ti aiuterà a scoprire per quale motivo non riesci a dormire bene.

Non servono terapie interminabili, in molti casi si è osservato che anche dopo una singola seduta di terapia, è possibile ottenere degli ottimi risultati. Non aspettare ancora per contattare uno dei terapeuti formati in Terapia a Seduta Singola cercando sul nostro sito onesession.it, il terapeuta più vicino a te e più adatto alle tue esigenze.

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1 anno ago Terapie brevi , TSS

Metti uno STOP al lavoro! 4 buoni motivi per andare in vacanza

Fa caldo, sudi, quasi fai fatica a respirare, ti sventoli di continuo con i fogli che tieni in mano mentre lavori, sbuffi. Si, è arrivata l’estate e in ufficio è senza dubbio più faticoso lavorare. E oltre al caldo si fa sentire anche la stanchezza di un intero anno lavorativo.

Per fortuna che insieme al caldo afoso è arrivato anche il tempo delle ferie. E’ finalmente ora di andare in vacanza!

Dopo un intero anno a lavorare, un anno tra scadenze da rispettare, incontri di lavoro, progetti da terminare, cambiamenti da apportare, idee da scartare, colleghi da gestire e tensioni da appianare, è finalmente giunto il momento di staccare la spina.

Si, lo stress comincia ad essere difficile da controllare. La testa sta per andare in tilt, ti serve di rallentare, ti serve proprio una vacanza tra relax e bagni rinfrescanti. Puoi partire con la tua famiglia o magari con gli amici, puoi andare al mare o in montagna, insomma ogni posto va bene purchè ti permetta di ricaricarti.

Quindi cosa aspetti, prepara la valigia!

Non sarai mica anche tu, una di quelle persone che non riesce mai a staccare veramente dal lavoro e a godersi a pieno le vacanze per rilassarsi e ricaricare le energie?

Magari parti per le vacanze ma tra tablet, cellulare e computer sei sempre in contatto con l’ufficio, magari ti avvantaggi il lavoro perché hai paura di rimanere indietro o ancor peggio ti senti in colpa a volerti rilassare quando sarebbe più giusto che lavorassi.

In tal caso, ti voglio dare 4 buoni e soprattutto sani motivi per dire stop al lavoro e andare serenamente in vacanza:

  1. Se non ti concedi una pausa per rilassarti, la tua vista e la tua mente che magari solitamente tieni per ore fisse davanti il computer, potrebbero portarti forti mal di testa e un abbassamento della vista.
  2. Dedicarti del tempo lontano dal lavoro e soprattutto dallo stress, ti sarà fondamentale per poter pensare in modo creativo e strategico e poter così aumentare la produttività. La creatività e la produttività, infatti, se non dai modo al cervello di ricaricarsi tenderanno a diminuire.
  3. Lo sai che uno dei peggiori nemici delle tue relazioni affettive è proprio lo stress? Quest’ultimo infatti, non porta solo stanchezza mentale ma anche stanchezza fisica, con una conseguente perdita di energia che ti indurrà a non voler uscire e trascurare perfino le persone care, come parenti e amici. Quindi una vacanza tra relax e amici ti farebbe bene non solo perché ti permetterebbe di rilassarti ma anche perché ti consente di socializzare con le persone a cui sei legato e che sembra non hai mai tempo di vedere.
  4. Per ritrovare la concentrazione e calmare i nervi, non è per forza necessario che tu vada in vacanza in posti lontani, puoi “staccare” un po anche rimanendo a casa tua.
    Se non hai voglia di partire, infatti, puoi rimanere semplicemente a casa e magari dedicare il tuo tempo ai tuoi hobby o perché no, alla pratica del training autogeno e della meditazione.

Queste “tecniche” di rilassamento potranno esserti utili non solo durante le vacanze, ma soprattutto quando torni a lavoro. Ti permetteranno infatti di scaricare la tensione giornaliera durante le piccole pause quotidiane migliorando, così, la tua concentrazione e trovare nuovi spunti e idee.

Come hai visto, partire per una bella vacanza, non serve soltanto per ridurre i livelli di stress ma anche per innalzare i tuoi standard produttivi. Fare una pausa assume così un doppio valore funzionale, fisiologico e psicologico, permette al cervello di fermarsi un attimo per riprendere a lavorare con più grinta e aiuta la mente a esplorare nuovi percorsi motivazionali.

Quindi non né guadagni solo tu, ma anche il tuo lavoro.

Allora! Ti ho convinto? Parti sereno o nella valigia non puoi proprio fare a meno di mettere computer, tablet e tutto ciò che potrebbe servirti per lavorare?

Se ti accorgi di non riuscire mai a staccare veramente dal tuo lavoro, prima che possa diventare un problema vero e proprio, sempre se già non lo sia, prova a contattare un terapeuta che ti aiuti a scoprire se questa tua incapacità di staccare la spina, non nasconda altro.

Basta fare vacanze dove ti rilassi solo apparentemente mentre con la testa e forse anche con il corpo stai ancora lavorando. Anche tu meriti di farti una vera vacanza!

Non servono terapie interminabili, vedrai che già dopo una singola seduta di terapia, potrai ottenere degli ottimi risultati. Non aspettare ancora per contattare uno dei terapeuti formati in Terapia a Seduta Singola cercando sul nostro sito www.onesession.it, il terapeuta più vicino a te e più adatto alle tue esigenze.

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1 anno ago Terapie brevi , TSS

Pensi di soffrire della Sindrome da Burn-out? Scopriamolo subito!

Sei un infermiere, un medico, un assistente sociale o un operatore di un ospedale psichiatrico? Be, in tal caso immagino che la tua professione ti piaccia molto, essendo rivolta ad aiutare gli altri, vero?

Certo non deve essere semplice occuparsi di pazienti cronici, incurabili o morenti, oltre ovviamente a di quei malati che hanno una prognosi meno grave!

E’ un pò di tempo che sei irrequieto, stanco fisicamente e mentalmente. Ti senti esaurito, hai cominciato a mollare i tuoi hobby, i tuoi amici, a diventare apatico e a non voler più uscire. Ti senti svuotato e non riesci a reagire!

La notte non dormi bene, soffri di insonnia da un bel pò di tempo ormai, e questo, ovviamente, non contribuisce positivamente alla tua situazione, dato che la mattina ti svegli sempre stanco e nervoso. All’improvviso durante la giornata si presenta tachicardia, forti mal di testa e nausea.

Con il tempo ti sei accorto che questi sintomi ti hanno portato ad uno stato depressivo, ad avere una bassa stima di te stesso, al senso di colpa e alla sensazione di fallimento per non riuscire ad essere all’altezza delle aspettative che hai sempre avuto rispetto il tuo ruolo lavoro.

Così è sorta la rabbia, il risentimento rispetto l’ambiente di lavoro, una forte resistenza ad andarci e una forte difficoltà nelle relazioni con gli utenti perché non riesci a garantirgli un servizio adeguato e rispondere opportunamente alla loro richiesta.

Hai cominciato ad isolarti dagli altri con cui lavori, ad essere sospetto e paranoico, cinico e apparentemente indifferente a quello che accade a lavoro. Non sai perché, è così e basta!

Si! Credo proprio che stai sperimentando una forte situazione di stress lavorativo conosciuta come Bourn-out!

Il burn-out è uno stato di esaurimento emotivo, mentale e fisico causato prevalentemente da uno stress lavorativo prolungato ed eccessivo. La persona che lo vive, si sente sopraffatta e svuotata emotivamente. Tende a perdere motivazione e interesse per il lavoro che ricopre, presenta una perdita delle energie e una sensazione di impotenza che aumenta sempre di più.

Questa sindrome è stata osservata per la prima volta negli Stati Uniti nelle persone che svolgevano diverse professioni d’aiuto, come: medici, infermieri, medici, assistenti sociali, poliziotti, insegnanti, operatori di ospedali psichiatrici, ecc.

Ad oggi, non esiste una vera e propria definizione condivisa universalmente del termine burn-out, pertanto, Cherniss (Cherniss,1986) con il termine “burn-out syndrome” definiva la risposta di un individuo ad una situazione lavorativa percepita come stressante e nella quale non disponeva di risorse e di strategie comportamentali o cognitive adeguate a fronteggiarla.

Maslach (Maslach C., Leiter P.,2000) riteneva invece che il burn-out è un insieme di manifestazioni psicologiche e comportamentali che può insorgere in operatori che lavorano a contatto con la gente e che possono essere raggruppate in tre componenti: esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale.

Indipendentemente dalla definizione, ciò su cui si è d’accordo, è il fatto che gli effetti negativi del burn-out non coinvolgono soltanto te, ma anche le persone a cui offri un servizio inadeguato ed un trattamento poco umano, e ciò, forse non ci hai pensato, potrebbe mettere a rischio il tuo posto di lavoro per non parlare poi del fatto che potrebbe indurti all’abuso di alcol o di farmaci.

Se ti sei riconosciuto nella sindrome da burn-out, non sentirti in colpa, a determinarne l’insorgenza, infatti, non concorrono solo gli aspetti individuali, ma anche i fattori socio-ambientali e lavorativi e i fattori socio-organizzativi come le aspettative connesse al ruolo che si ricopre, le relazioni interpersonali, le caratteristiche e l’organizzazione stessa del lavoro che si ricopre.

Smetti con i sensi di colpa e prova piuttosto a uscire da questa situazione di forte malessere!

Se pensi che sola non puoi farcela, non esitare a contattare un terapeuta che potrà aiutarti a reagire, affrontare e soprattutto a gestire questa situazione, evitando di aggravare ulteriormente il tuo stato di esaurimento emotivo, mentale e fisico. Ricerche hanno dimostrato che, spesso, anche con una singola seduta di terapia, puoi ottenere ottimi risultati.

Contatta quindi uno dei terapeuti formati in Terapia a Seduta Singola
cercando sul nostro sito www.onesession.it , il terapeuta che ti è più vicino
e soprattutto più adatto alle tue esigenze.

Bibliografia:

Cherniss, C. (1986). Different weys of thinking about burnout. In E Seidman & J. Rappaport (Eds.) Redefining social problems. New York: Plenum, 217-229.

Maslach, C., Leiter, P. (2000). Burnout e organizzazione. Modificare i fattori strutturali della demotivazione la lavoro. Centro studi Erickson.

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1 anno ago TSS

3 punti caldi sulla terapia on-line

Finalmente ci siamo. Sabato avrà luogo il primo OneSession Day promosso dal nostro sito e aperto a tutti coloro che vogliono fare una Terapia a Sesuta Singola tramite Skype o Whatsapp. Per questo abbiamo deciso di proporvi 3 temi caldi riguardanti la terapia on-line su cui riflettere insieme.

1) Le critiche

Spesso si ascoltano critiche anche molto decise nei confronti di questa “modalità di colloquio”, effettuata tramite pc, tablet o addirittura smartphone. In realtà tali dissensi non sono giustificati dalla ricerca che, al contrario, ci dice che le sessioni di psicoterapia online sono efficaci (mediamente) come quelle effettuate di persona (Andersson & Cuijpers, 2009; Nagel, 2011; Wantland, Portillo, Holzemer, Slaughter & McGhee,2004).

In un recente articolo pubblicato dall’American Psychological Association (APA) si sottolinea il crescente utilizzo di questa tecnologia, con notevole vantaggio sia per chi ne può usufruire, sia per gli psicologi (qui l’articolo in inglese).

Certamente occorre prestare le dovute attenzioni, come viene riportato anche nell’articolo citato, ma ne parleremo più avanti.

2) L’utilità

Riporto fedelmente le idee che ho messo per iscritto nel mio blog personale (alcuni mesi fa) e che ritengo utili per questa discussione. Parlavo proprio di alcuni possibili vantaggi della terapia on-line:

1.# Spesso il prezzo medio è inferiore. Questo perchè non ci sono i costi delle strutture (bollette, condominio) o di un eventuale affitto per una stanza. Serve solamente un supporto (device, pc ecc.) e una rete internet. Nel nostro caso e quindi per il OneSession Day di sabato 16 giugno, le terapie saranno gratuite.

2.# Consente di risparmiare tempo; basta pensare agli spostamenti, al parcheggio o ad altri possibili inconvenienti. Alcune persone potrebbero trovare davvero utile poter avere una terapia comodamente dal proprio divano di casa.

3.# Permette di offrire una nuova opportunità a chi non verrebbe mai in uno studio, per eccessiva timidezza, imbarazzo o per qualsiasi altro motivo.

4.# Permette, a chi è impossibilitato a raggiungere lo studio di persona, sia per limitazioni fisiche che logistiche, di avere comunque uno spazio con il suo terapeuta, che sia attraverso video, chat o altro.

5.# I giovani, in generale le nuove generazioni, utilizzano e padroneggiano molto le nuove forme di comunicazione legate ad internet. Questo rappresenta un vantaggio nel momento in cui dovessero scegliere un supporto on-line, parlando già un nuovo linguaggio.

3) Le attenzioni da prendere

Innanzitutto accertatevi che il servizio offerto sia un servizio professionale e che abbia tutti i requisiti necessari.

A tal proposito i terapeuti presenti sul nostro sito, sono tutti regolarmente iscritti ai vari ordini professionali d’appartenenza. Per questo abbiamo voluto mettere, nelle schede di ognuno di loro, i rispettivi numeri d’iscrizione.

Inoltre ogni terapeuta di OneSession si è formato personalmente presso l’Italian Center for Single Session Therapy.

L’altro aspetto da tenere in considerazione è semplicemente la vostra attitudine, volontà, affinità o voglia di effettuare una terapia on-line.

Così come ognuno di noi può avere tempi diversi nella risoluzione di una difficoltà, così non tutti trovano, nella terapia on-line, il loro canale “preferenziale”. Si può sempre sperimentare, e sabato (vista anche la gratuità dell’evento) potrebbe essere una buona occasione. In caso contrario il consiglio è quello di rivolgersi ad un esperto, possibilmente della vostra zona, a cui fare riferimento di persona.

Per tutti gli interessati al OneSession Day vi invito a contattarci sulla nostra pagina FaceBook, sabato mattina dalle ore 10 alle ore 13 (https://goo.gl/7WrwQ5).

Vi basterà scriverci un messaggio attraverso la chat della pagina e vi metteremo in contatto con un terapeuta!

Bibliografia

Andersson, G., & Cuijpers, P. (2009). Internet-based and other computerized psychological treatments for adult depression: A meta-analysis. Cognitive Behaviour Therapy, 38(4), 196-205. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20183695

Nagel, D. (2011). The future of online therapy. Psychotherapy Networker Symposium, Washington, D.C. http://dx.doi.org/10.1037/e561872012-001

Wantland, D. J., Portillo, C. J., Holzemer, W. L., Slaughter, R., & McGhee, E. M. (2004). The effectiveness of Web-based vs. non-Web-based interventions: a meta-analysis of behavioral change outcomes. Journal of Medical Internet Research, 6(4). http://www.jmir.org/2004/4/e40/

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1 anno ago TSS

OneSession Day

Pensi di avere una difficoltà che non riesci a superare? Un disturbo, un problema legato alla tua persona o alla relazione con gli altri o in famiglia? Non sei mai andato da uno psicologo, anche se vorresti o pensi sia necessario?

Il giorno 16 giugno il team di OneSession.it proporrà una giornata di colloqui gratuiti da svolgere esclusivamente on-line (Skype, Whatsapp, FaceTime ecc), dove potresti trovare alcune risposte a queste domande.

Gli incontri non prevedono appuntamento poichè vogliamo adottare una logica di accesso diretto, come avviene in alcuni servizi sanitari. Ti dovrai semplicemente collegare alla nostra pagina Facebook e scriverci un messaggio privato; al resto pensiamo noi.Vi ricordiamo che tutti i terapeuti presenti su OneSession.it sono formati dal nostro gruppo (Italian Center for Single Session Therapy, qui il link) nella Terapia a Seduta Singola. Questo vuol dire che ti proporremo un colloquio(gratuito) in cui si lavorerà da subito e in modo focalizzato sulla tua difficoltà, problema o altro. Riceverai quindi una vera e propria consulenza/terapia (della durata di circa 30 minuti) e non una semplice raccolta dati.

Anche se pensi o ritieni che il tuo problema non possa essere affrontato in una sola seduta, l’incontro può esserti utile in vari modi:

  1. puoi orientarti meglio nell’ambito della psicoterapia, parlandone appunto con uno specialista che saprà darti i giusti riferimenti e le informazioni su come utilizzare la terapia stessa;
  2. puoi fare un primo passo a cui potrebbero seguirne altri, magari con lo stesso terapauta, magari con altre figure. La nostra porta resterà sempre aperta per te;
  3. puoi trovare esattamente quello che cercavi senza bisogno di ulteriori incontri. Spesso infatti grandi problemi non prevedono necessariamente grandi soluzioni o grandi sacrifici.

Come fare:

1) vieni sulla pagina Facebook di OneSession

2) scrivici un messaggio privato per richiedere una seduta gratuita

3) connettiti con uno dei terapeuti usando il telefono, Skype, o le chiamate video di WhatsApp – FaceTime

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1 anno ago Terapie brevi , TSS

Baby blues: significato senso ed origine

Per tutte le neomamme dare al mondo un figlio rappresenta un evento davvero importante. In un modo o nell’altro, dopo il parto, una donna non sarà più la stessa. Non tutte le neomamme, però, riescono ad adattarsi subito a questi indubbi cambiamenti psichici e fisiologici. E’ in questi casi che può presentarsi il baby blues (o maternity blues): un disturbo transitorio di lieve entità, da non confondere con la più grave depressione post partum.

Baby blues: la riorganizzazione della neomamma

Il termine baby blues fu coniato da Winnicott, famoso pediatra e psicoanalista inglese, per definire quel disturbo di lieve entità che colpisce il 70 % delle neomamme a seguito del parto. In genere è temporaneo, dura fino a un massimo di due settimane, ed è caratterizzato dai seguenti sintomi: facilità al pianto (immotivato), eccessiva tristezza, irritabilità, senso di inadeguatezza, ansia e paure eccessive nei confronti del neonato. Talvolta si possono presentare anche disturbi del sonno e dell’appetito.

Per capire il baby blues ti richiamo alla mente un trasloco. Ne hai mai fatto uno?

Un trasloco inizia nel momento in cui decidi di abbandonare la tua vecchia casa, per andare ad abitare in una nuova. Per poterlo fare smonti i mobili e incarti tutti gli oggetti che hai in casa vecchia, per poi portarli e accatastarli tutti all’interno della casa nuova. Quando hai finito questa fase, ti ritrovi dentro la nuova abitazione con tutti i pacchi in disordine: per poter iniziare a vivere dentro la tua nuova casa, pertanto, dovrai ordinarli, scartarli, nonché rimontare mobili, oggetti e via dicendo. Ti potranno prendere sensazioni di sconforto, disorientamento, irritabilità e, a volte, malinconia. Per quanto possa essere bella la tua nuova casa, all’inizio non sarà facile abituarvisi, soprattutto se hai passato nella tua vecchia abitazione molti anni della tua vita.

E’ proprio quello che accade alle neomamme con il baby blues!

Devono abituarsi a una nuova situazione (aver partorito un figlio) che implica un totale riadattamento psicofisiologico, paragonabile a mille traslochi messi assieme. Durante questo processo, il baby blues è il minimo che possa capitare. Tuttavia, una volta riordinati “tutti i pacchi” e “rimontati tutti i mobili” nella “nuova casa”, la tristezza e la deflessione dell’umore andranno diradandosi, per godere in pieno, alla fine, della nuova condizione: l’avere avuto uno splendido bambino.

Baby blues: normalità o sintomo di depressione?

Il baby blues rappresenta una fase del tutto normale del periodo post partum della madre. Le reazioni psicologiche sono la conseguenza di un’altrettanto normale reazione fisiologica che si genera nelle neomamme a seguito del parto. Quando una donna da alla luce un bambino, infatti, ha un brusco calo ormonale degli estrogeni, a cui segue spesso stanchezza fisica e irritabilità, nonché gli stessi sintomi del baby blues. Solamente nel caso in cui il baby blues si protragga per molto tempo e l’entità dei sintomi diviene più preponderante, allora bisognerà preoccuparsi. In questo frangente, il baby blues preannuncerà probabilmente l’arrivo di una vera e propria depressione post partum.

A differenza del baby blues, la depressione post partum esordisce entro sei mesi dalla nascita del bambino. Ha gli stessi sintomi del baby blues, ma in una forma molto più gravosa e con presenza di senso di colpa e depressione, che invece mancano nel baby blues.

L’allarme deve scattare quando i classici sintomi del baby blues compromettono significativamente le varie attività sociali e quotidiane della donna. In poche parole, riprendendo l’esempio del trasloco, se nel baby blues i sintomi rappresentano semplicemente il periodo di adattamento alla “nuova casa”, nella depressione post partum tale tentativo di adattamento tenderà a protrarsi all’infinito (e con scarsi risultati). La donna, ovvero, non si rassegnerà alla nuova condizione e vorrà tornare a vivere nella vecchia casa (pur non essendo più possibile), aggravando di conseguenza la propria sintomatologia.

Cosa fare in caso di baby blues?

Il baby blues non prevede per la verità uno specifico trattamento medico o psicologico, proprio perché è considerato una manifestazione normale, di breve durata e tendenzialmente senza conseguenze. In genere il sostegno del partner, il sostegno della famiglia e una calda vicinanza emotiva sono sufficienti per risolvere e superare il periodo complicato. In ogni caso, seppur il baby blues non abbia conseguenze nella maggior parte dei casi,richiedere supporto può soltanto essere di aiuto.

D’altronde, chi non vorrebbe essere aiutato, durante un trasloco, nel trasportare un po’ di pacchi e mobili dalla casa vecchia a quella nuova? Uno psicologo, quindi, potrà magari darti il sostegno necessario per fare in modo che il baby blues non evolva in qualcosa di più serio. Solo quando i sintomi tendono ad aggravarsi e prolungarsi, infatti, è doveroso rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta.

Probabilmente, vi sono cause più profonde che provocano il disturbo, che vanno oltre l’evento del parto e della nascita del figlio. In questo caso, se la sintomatologia non è ancora abbastanza grave, potrà bastare anche una psicoterapia a seduta singola per risolvere la problematica. E una volta risolta, alla neomamma non resterà altro che godersi la sua “nuova casa”: gli occhi, il respiro, la vita e il futuro del proprio figlio.

Bibliografia

Stern, D., Stern, N. (2017). Nascita di una madre. Come l’esperienza della maternità cambia una donna, Mondadori, Milano.

Winnicott D.W. (1956). La preoccupazione materna primaria. In Winnicott, D.W., Through Paediatrics to Psycho-Analysis. Dalla pediatria alla psicoanalisi, Martinelli, Firenze, 1975.

Winnicott D.W. (1987). I bambini e le loro madri, Cortina, Milano.

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1 anno ago Terapie brevi , TSS

Emozioni: nella teoria le conosci, ma nella pratica sei sicuro di saperle riconoscere?

Cosa proveresti se ricevessi una bella notizia? E se dovessi affrontare un’operazione al cuore? E invece quando litighi con un tuo amico, mangi un cibo che non ti piace, ricevi una brutta notizia o un regalo inaspettato, che emozioni proveresti in tutte queste situazioni?

La tua risposta a queste domande forse potrebbe essere gioia, paura, rabbia, disgusto, tristezza e sorpresa. Dico “potrebbe” perché ovviamente come ben saprai, la stessa situazione o evento può provocare emozioni diverse a seconda della persona che la sperimenta.

Queste emozioni sono innate e sono riscontrabili in qualsiasi popolazione, per questo sono definite primarie ovvero universali. Leemozioni secondarie, invece, sono quelle che hanno origine dalla combinazione delle diverse emozioni primarie e si sviluppano con la crescita di una persona e dalla sua interazione sociale.

Tra le emozioni secondarie troviamo: l’allegria, la vergogna, l’ansia, la rassegnazione, l’invidia, la gelosia, l’offesa, il rimorso, la speranza, il perdono, la nostalgia e la delusione. Queste emozioni sono più complesse delle primarie poiché hanno bisogno di più elementi esterni o pensieri eterogenei per essere attivate.

Ma te già le sai queste cose vero? Sicuramente nella teoria, sarai molto preparato relativamente il tema delle emozioni ma sei sicuro di essere capace a riconoscerle? Te lo chiedo perché sono molte le persone che hanno difficoltà a riconoscere le emozioni, e anche a esprimerle ed elaborarle correttamente.

Certo, sarebbe bello se a scuola oltre ad insegnare a scrivere, a leggere e a contare ci insegnassero anche cosa sono le emozioni e come si gestiscono, oppure sarebbe bello avere un manuale per interpretare le proprie emozioni, ma purtroppo non è così, nonostante giocano un ruolo fondamentale nella nostra vita.

Se impari a dedicare più tempo e attenzione alle tue emozioni, se ti alleni a riconoscerle non solo in te stesso ma anche negli altri, se impari a gestirle per orientare bene i tuoi comportamenti, puoi migliorare la qualità della tua vita, l’efficacia delle tue azioni e le relazioni sociali che coltivi ogni giorno e imparare, inoltre, a estrarre le migliori risorse non solo da te stesso ma anche dalle persone con cui ti relazioni.

Ti piacerebbe vero?

Si! Sarebbe grandioso imparare a vivere un’esistenza al pieno delle tue potenzialità e in maggiore sintonia con chi hai intorno.
Pensa che per fare questo, è necessaria solo una cosa… che tu sappia riconoscere le emozioni e dargli un nome. Si proprio così, devi solo riconoscere le tue emozioni.

Pensi di essere capace? Lo so, non è semplice. Questo perché il modo in cui percepisci il mondo, lo interpreti, lo valuti e lo immagini, modella le tue emozioni. Il rapporto che esiste tra i tuoi pensieri e le tue emozioni, il modo in cui interpreti la realtà e attribuisci un significato agli eventi influenza enormemente i tuoi stati d’animo e quindi i tuoi comportamenti.

E’ importante che tu sia consapevole delle tue emozioni e che tu sappia dargli un nome per impararle a gestire e per comunicarle anche agli altri, ma effettivamente non è sempre facile utilizzare il termine adeguato per indicare lo stato d’animo che proviamo in un determinato momento.

E’ proprio per questo che chi fa difficoltà a riconoscere le proprie emozioni, non solo non può gestirle e rischia quindi di mettere in atto comportamenti inappropriati e di relazionarsi con difficoltà con gli altri, ma potrebbe anche sviluppare sintomi somatici.

Se ti sei accorto di avere difficoltà nel riconoscere le emozioni e quindi a gestirle e questo ti sei accorto crea dei problemi nella tua vita, rivolgiti ad un terapeuta che possa aiutarti a farlo. Pensa, in alcuni casi, si è visto che già dopo una Singola Seduta puoi ottenere dei risultati inaspettati.

Cosa aspetti quindi a contattare uno dei terapeuti formati in Terapia a Seduta Singola cercando sul nostro sito www.onesession.it , il terapeuta più vicino a te e più adatto alle tue esigenze.

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1 anno ago Terapie brevi , TSS

Porsi un obiettivo: è importante per avere un futuro migliore?

Ogni giorno ti svegli per andare a lavoro o non so magari per stare a casa, fai colazione e nel resto della giornata probabilmente vai in palestra per tenerti un po in linea o a fare qualche commissione. La sera a volte esci con gli amici oppure rimani a casa a vedere un filmetto e nei weekend se è bel tempo organizzi un’uscita con qualcuno altrimenti rimani a casa.

Insomma tutto nella norma. Una vita tranquilla la tua, senza pretese, ogni giorno è simile agli altri, ogni giorno la stessa routine.

Ogni tanto provi a porti qualche obiettivo da raggiungere ma non c’è niente da fare, nel momento in cui c’è da mettere in atto i comportamenti necessari per raggiungerlo, compare sempre la tua inclinazione a rimandare, a procrastinare i tuoi compiti.

Forse ti sei reso conto di non essere capace a fare sacrifici oggi per ottenere qualcosa che forse arriverà un domani? Vorresti sempre tutto e subito?

E’ già, funziona così quando siamo piccoli!

Da bambini cerchiamo l’immediato soddisfacimento dei nostri bisogni e dei nostri desideri e solitamente, i nostri genitori sono lì pronti a soddisfarli subito. Ma crescendo, ci accorgiamo che non basta chiedere per ottenere, che ci viene chiesto di fare cose che non ci piacciono, che spesso dobbiamo aspettare per ottenere qualcosa o dobbiamo faticare per ottenere quello che vogliamo.

Crescendo, ti sarai reso conto, che spesso per raggiungere gli obiettivi futuri per te importanti, devi rinunciare a qualcosa che ti piace del presente, tralasciarlo un po, metterlo da parte, e per giunta senza sapere se il futuro ti darà veramente quello che desideri.

Certamente ci sarà qualcuno capace di apprezzare e vivere con intensità il presente mentre si prepara e agisce per raggiungere il suo obiettivo nel futuro. Ma non siamo tutti uguali, non abbiamo tutti la stessa motivazione e capacità di affrontare lo stress legato al raggiungimento di un obiettivo.

Lo sai però, che porsi una meta, avere un obiettivo da perseguire, è ciò che viene considerato l’aspetto fondamentale per garantire una forte motivazione e una maggiore capacità di sopportazione delle difficoltà e dello stress che incontriamo?

L’obiettivo che decidi di prefiggerti, rappresenta infatti la benzina che motiva le tue azioni, ma anche ciò che ti permetterà digestire meglio la sofferenza fisica o psicologica che probabilmente incontrerai per raggiungere il tuo obiettivo, poiché ti consentirà di attivare tutte le tue risorse per sopportarla meglio.

Porti degli obiettivi è fondamentale per riuscire ad immaginarti un futuro migliore, per motivare te stesso a cambiare l’opinione che hai di te e trasformare la tua idea di futuro in realtà.

Il processo mentale che ti porta a stabilire gli obiettivi e quindi la meta da raggiungere, ti aiuta sia a lungo termine che a breve termine. Infatti, da una parte ti aiuta a scegliere dove vuoi arrivare nella vita e dall’altra su quali compiti dovrai concentrarti nel presente, a quali risorse ricorrere e come organizzare il tuo tempo per limitare le distrazioni e poter raggiungere la meta finale più facilmente.

Una volta stabilito l’obiettivo finale, ti sarà utile stabilire degli obiettivi intermedi, che ti permetteranno di misurare ogni piccolo traguardo che raggiungi, e quella che sarebbe potuta sembrare una meta lontana e difficile da raggiungere, diventa invece la fonte della tua soddisfazione e dei tuoi progressi.

Ponendoti piccoli obiettivi un po alla volta, e raggiungerli con il piano d’azione che ti sei pianificato, permette quindi di aumentare la fiducia in te stesso, facendoti riconoscere le tue abilità e le tue competenze.

Non rimanere focalizzato solo sul presente e non limitarti a sognare il futuro!

Decidi la strada più adatta da intraprendere per raggiungere la tua meta, e se hai paura di sbagliare, se sei indeciso sugli obiettivi o non sai quali azioni mettere in atto per raggiungerli, contatta uno dei terapeuti formati in Terapia a Seduta Singola, cercando sul nostro sito www.onesession.it , quello più vicino a te e soprattutto più adatto alle tue esigenze.

In molti casi, una Singola Seduta è risultata sufficiente per definire non solo l’obiettivo da raggiungere, ma anche per pianificare il piano d’azione necessario al raggiungimento dell’obiettivo stesso.

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2 anni ago Terapie brevi , TSS

6 consigli per aiutare a studiare tuo figlio

Sei disperata? Fino a qualche anno fa tuo figlio era uno studente modello mentre ora non vuole più saperne di studiare oppure è così da sempre? E’ stato bocciato e nonostante ripete l’anno, già il primo quadrimestre è stato un disastro.

Immagino che hai provato a seguirlo nello studio, a togliergli i giochi e tutte le altre distrazioni ma il risultato non è stato molto buono. Forse hai anche provato a fargli fare un doposcuola con un ragazzo che lo segue nelle varie materie, ma i suoi voti non sono molto migliorati.

Ogni volta che ti porta un brutto voto, ti arrabbi, lo rimproveri e la sua risposta è sempre la stessa: “Mamma che pizza, non ho voglia di studiare”. Così litigate, forse vi tenete il muso per un po di tempo e quando poi ti vede sfinita, ti dice: “Scusami, la prossima volta ti prometto che mi impegnerò di più”, ma anche se resta chiuso nella sua stanza per ore dicendo che sta studiando, alla fine le cose non cambiano e i voti non migliorano.

Più volte forse ti sei chiesta dove hai sbagliato con tuo figlio, in cosa non sei stata brava: “Sarà colpa mia se non vuole studiare o sarà colpa dell’ambiente che frequenta? Quei ragazzi poco seguiti con cui perde tempo per la gran parte delle sue giornate, non sono una buona compagnia per lui!”.

Sicuramente ti sarai già domandata che altro potresti fare per invogliare tuo figlio a studiare. Avrai forse anche pensato di passare alle maniere “forti”, come regole più rigide, punizioni o il divieto di uscire finché non avrà ottenuto risultati soddisfacenti o addirittura di cambiargli scuola. Ma poi alla fine ti senti in colpa, e lasci andare questi pensieri.

Se però gli atteggiamenti annoiati e svogliati di tuo figlio, ormai non fanno altro che mettere a dura prova la tua pazienza, anche se ne hai già provate tante per farlo studiare e non sei riuscita nell’intento, prova a vedere se i consigli qui di seguito possono esserti utili per aiutarti a gestire e affrontare questa situazione.

1) Parla con tuo figlio e prova ad essere comprensiva.

A volte il rifiuto di studiare potrebbe essere legato alla fatica e quindi alla frustrazione che i ragazzi sperimentano. Non trovano una motivazione nel farlo e hanno paura di deludere i genitori se non sono all’altezza delle loro aspettative. Per questo motivo, è essenziale comunicare il più possibile con i propri figli e ascoltarli.

Chiedigli quali sono le difficoltà che incontra, e come vorrebbe essere aiutato, prova a incoraggiarlo e rassicurarlo sulle sue capacità ed evita invece di fare confronti con il fratello o la sorella che si impegna più di lui, evita di paragonarlo agli altri coetanei che studiano o stanno più ore sui libri. Ciò lo farebbe sentire svalutato, ancora più frustrato e demotivato, rinforzandogli la sensazione che il suo impegno non basterà a modificare le cose, quindi tanto vale rinunciarci.

Se nonostante l’impegno, tuo figlio non riesce a raggiungere buoni risultati, prova a utilizzare la comprensione. Cerca di comprendere qual’è la sua difficoltà. Prova a non svalorizzare il voto che ha ottenuto, a non attaccarlo se non è andato come speravi.

Spesso può capitare che nonostante l’impegno, tuo figlio non riesce ad ottenere i risultati sperati perché ha un metodo di studio sbagliato, che quindi deve essere necessariamente modificato se si vogliono cominciare a vedere risultati migliori. In questo caso, dagli tu una mano a trovare il suo metodo giusto, ma tieni presente che quello per lui può andare bene, non è detto che corrisponda alla tua idea di giusto.

2) No alle punizioni o ai regali.

Piuttosto che punire tuo figlio o minacciarlo di togliergli il cellulare o i videogiochi, poiché le punizioni non risolvono più di tanto il problema, spiegagli invece che ci sono delle priorità e che organizzandosi può fare tutto. Fagli capire che una volta tolto il pensiero dei compiti, potrà fare quello che vuole e tu non sarai costretta a punirlo.

Non è utile dargli punizioni ma neanche abituarli a studiare per avere dei regali o dei premi, perché la scuola rappresenta un dovere per tuo figlio ed il rischio a cui andrai incontro, è che nel tempo ti chiederà un premio per qualsiasi altra cosa gli chiedi di fare.

3) Stimola l’autonomia di tuo figlio.

Alcuni genitori fanno i compiti al posto dei figli, ma in questo modo invece di aiutarli, si rischia invece di non stimolare la loro autonomia.

Piuttosto, aiuta tuo figlio ad organizzare il suo tempo, ragionando insieme sul tempo da dedicare allo studio, quello da dedicare al relax e quello per altre attività extra scolastiche. Questa organizzazione dettagliata permette ad entrambi di raggiungere i “vostri obiettivi” rispetto lo studio e evita inutili litigi.

Infatti, un clima di conflitto tra te e tuo figlio può portare solo due risultati: tuo figlio sarà ancora più astioso nei tuoi confronti e ovviamente non studierà, e tu ti stressi. E’ quindi importante che tu lo aiuti a trovare dei compromessi, a cercare delle motivazioni per studiare da solo, altrimenti avrà sempre bisogno di qualcuno che lo aiuti.

Spiega però a tuo figlio che se, ovviamente, dovesse aver bisogno di aiuto, può tranquillamente chiedertelo, senza avere il timore che venga sgridato o rimproverato.

4) Fagli prendere ripetizioni solo se veramente necessario.

E’ utile che fai prendere ripetizioni a tuo figlio solo se non riesce a colmare le sue lacune a scuola. In questo caso le ripetizioni gli danno una spinta in più. Devi però sempre stare attenta che non si trasformino in una scusa per non fare i compiti da solo.

5) Non fargli la giustificazione.

Se tuo figlio non ha finito o svolto i compiti per il giorno dopo, anche se ti è difficile mandarlo a scuola sapendo che verrà sgridato, prova comunque a non fargli la giustificazione, così se a scuola prende una nota, forse capirà di aver sbagliato.

Un’altra cosa da non fare se non ha finito i compiti, è fargli saltare scuola, poiché quando sarà più grande, altrimenti, prima con l’università e poi con il lavoro rischierà di trovarsi male, non avendo più nessuno che lo giustifica quando non rispetta i termini per un esame o per un lavoro.

6) Fagli allenare la concentrazione.

Se tuo figlio fa da sempre fatica a rimanere concentrato, probabilmente non è mai stato abbastanza abituato a farlo. Devi vedere l’allenamento alla concentrazione come un allenamento sportivo e quindi progressivo.

Ogni giorno devi abituare tuo figlio a concentrarsi prima 15 minuti di seguito, poi 20 minuti e progressivamente sempre di più. Digli di mettersi seduto alla scrivania con davanti il libro aperto che deve studiare e nessun’altra distrazione. All’inizio non gli sarà semplice, ma col tempo i risultati si vedranno, l’importante è perseverare anche se i risultati non arrivano subito.

Se nonostante i consigli qui sopra riportati e tutti tentativi che hai fatto per aiutare tuo figlio, il problema “studio” non è ancora risolto, prova ad affidarti ad un terapeuta che può consigliare a te e tuo figlio cosa è più opportuno fare per la vostra specifica situazione.

Si è osservato, che anche con una singola seduta di terapia, un ragazzo con problemi relativi allo studio, può recuperare le risorse necessarie per riuscire ad ottenere dei buoni risultati a scuola e risolvere così il problema.

Non aspettare a contattare uno dei terapeuti formati in Terapia a Seduta Singola cercando sul nostro sito www.onesession.it, il terapeuta più vicino a te e più adatto alle tue esigenze.

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2 anni ago TSS

Cosa farò da grande: la scelta della scuola

Ti sembra ieri il giorno in cui hai iniziato la scuola secondaria di primo grado (una volta si chiamava semplicemente scuola media), e adesso ti ritrovi già a dover scegliere il nuovo liceo (o istituto) cui iscriverti. I tuoi genitori da parecchio tempo ti stressano chiedendoti ripetutamente: che vuoi fare da grande? a quale scuola vuoi iscriverti? Ma tu ancora non lo sai, e più che alla scelta della nuova scuola e al tuo futuro, pensi al presente, agli amici, al divertimento (e non hai tutti i torti!). Sai solo che davanti a te, in un modo o nell’altro, avrai altri cinque anni di studio: che fatica!

Una decisione, però, alla fine dovrai prenderla, e ne sei consapevole: e allora che fare? Piuttosto che far scegliere agli altri, meglio fare una scelta ponderata! Non trovi?

Compiere una scelta ragionata sul percorso scolastico da intraprendere, infatti, ti permetterebbe di affrontare i futuri anni scolastici con più motivazione e maggiore successo (Castelli & Venini, 2004). Proviamo a schiarirci un pò le idee sull’argomento.

 

Suggerimenti utili  

  1. L’aspetto principale da considerare per la scelta della nuova scuola sono i tuoi stessi interessi. Ti sei mai chiesto cosa ti piace di più studiare?Se ti piace di più apprendere le materie letterarie o quelle scientifiche? Non te lo sei mai chiesto? Bè, è il momento giusto per farlo! Nel primo caso sarebbe più appropriata la scelta del liceo classico, nel secondo quella dello scientifico. Al classico si studiano soprattutto, ma non solo, materie come il latino, l’italiano, il greco, mentre allo scientifico si dà più spazio alla matematica, alla fisica, alla biologia. Qualora tu disdegni sia le materie scientifiche che quelle letterarie, sappi che esiste anche il liceo artistico, dove la precedenza la hanno soprattutto le discipline artistiche, quali la pittura, la grafica o il disegno (Dell’Oro, 2015).
  2. Già che ci sei, ti sarebbe utile capire anche cosa vorresti fare una volta ottenuto il diploma. Vorresti proseguire gli studi all’università o iniziare fin da subito a lavorare? Oltre a quelle che ti ho elencato, esiste infatti un’altra possibilità ancora: la scelta dell’istituto tecnico o professionale. E’ un tipo di scuola diversa dal liceo, il cui intento principale è di prepararti a una professione specifica. Se nel caso dei licei è necessario poi proseguire gli studi all’università, per ottenere qualifiche magari più elevate, gli istituti tecnici e professionali ti permettono di inserirti nel mercato del lavoro già col solo diploma. Ne esistono di diversi tipi, dall’alberghiero al commerciale, dall’agrario ai servizi socio-sanitari, dall’elettronico al manageriale, ognuno con delle materie e caratteristiche specifiche per il settore (Dell’Oro, 2015).

 

Aspetti da tenere in considerazione

Nel compiere la scelta scolastica, però, ci sono anche altri aspetti da considerare, che vanno oltre le semplici caratteristiche formative. Vediamo se riesco a spiegarmi…

Hai mai visto un cucciolo di cane, diventare gatto? O un cucciolo di gatto, diventare topo? Da che mondo è mondo, i cani avranno sempre cuccioli della loro specie, così come i gatti e ogni altro animale.

A.# Forse il paragone è un po’ esagerato, ma se tuo padre è un insegnante di lettere, cosa si aspetterà da te? O se sei figlio di un medico, cosa desidererà dal tuo futuro? Certamente che tu scelga, nel primo caso, il liceo classico, nel secondo, invece, il liceo scientifico, per poter poi affrontare con successo e solide basi l’università. E’ inutile, infatti, girarci attorno, la tua scelta può essere influenzata dai tuoi genitori, dalle aspettative che hanno su di te e dal desiderio che hanno di tramandarti la passione per il loro lavoro. Il punto di vista dei genitori è quello che solitamente influenza più di tutti la scelta scolastica alla tua età (Dell’Oro, 2015; Castelli & Venini, 2004).

B.# Per fortuna, però, nella vita 1+1 non fa sempre 2, e un figlio di medico può diventare senza problemi un insegnante di matematica, così come il figlio di un agricoltore ha tutte le capacità per diventare un ottimo dottore. Per capire meglio, allora, non ti rimane che parlarne direttamente con i tuoi genitori, farti consigliare, confrontarti con i tuoi amici, e persino discuterne con i tuoi insegnanti. E’ solo confrontandoti che riuscirai a scoprire quali sono le tue naturali inclinazioni, cosa ti piace di più fare o studiare, al di là del contesto familiare di appartenenza. La tua scuola, peraltro, organizza di certo corsi di orientamento scolastico, al fine da semplificarti la fondamentale scelta che stai per compiere (Castelli & Venini, 2004).

 

Se la confusione persiste… 

Nel caso persista la tua confusione, possono venirti in soccorso ulteriori professionisti, specializzati proprio nell’orientamento scolastico e professionale (in genere psicologi o educatori). Queste persone sono in grado di aiutarti a scoprire ciò che effettivamente vorrai fare da adulto, orientandoti a un indirizzo scolastico a te più congeniale, attraverso colloqui, discussioni di gruppo, somministrazione di questionari o test strutturati (Castelli & Venini, 2004). Puoi confidare a loro i tuoi dubbi, le tue perplessità, nonché coinvolgere anche i tuoi genitori, per portare a compimento una scelta aperta e condivisa.

Attraverso OneSession.it puoi trovare uno psicologo formato in Terapia a Seduta Singola. Questo vuol dire che potrai fare (anche)un singolo incontroorientato alla scelta della scuola o del percorso di studi. La TSS (Terapia a Seduta Singola) si adatta molto bene a questo tipo di problematiche poiché, uno dei suoi aspetti più importanti, è proprio far emergere le tue competenze, per saperle sfruttare al meglio.

Non avere timore, quindi, di chiedere: ne vale del tuo futuro. L’unica cosa che ti raccomando di fare è di non farti influenzare dagli altri, di non scegliere una scuola solo perché ci va un amico (migliaia di amicizie continuano anche al di fuori del contesto scolastico!) né di sceglierla a caso o per questioni di comodità. Non c’è cosa peggiore di intraprendere una strada senza sapere dove essa ti porterà. La motivazione allo studio, in fin dei conti, deriva proprio dall’obiettivo che nella vita ci si pone di raggiungere.

E allora, al di là di tutto quello che ti ho detto, il miglior modo per scegliere la scuola più adatta rimane il trovare una risposta alla solita domanda: cosa voglio fare da grande?

 

Bibliografia

Castelli, C., Venini, L. (2004). Psicologia dell’orientamento scolastico e professionale, Franco Angeli, Milano.

Dell’Oro, F. (2015). Cercasi scuola disperatamente, La Feltrinelli, Milano.

 

Sitografia

miur.it

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