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4 mesi ago Altro

Come sradicare le cattive abitudini con la Terapia a Seduta Singola

“Se continui a fare quello che hai sempre fatto, continuerai ad ottenere ciò che hai sempre avuto.”

WARREN G. BENNIS


Che cosa si intende per cattive abitudini?


Per “abitudine” si intende la tendenza a ripetere in modo continuativo e frequente un’azione o un’esperienza in determinate situazioni.
Si tratta di comportamenti che mettiamo in atto con un minimo sforzo cognitivo.
Con il tempo, queste azioni diventano automatiche. Le mettiamo in atto senza rendercene conto.

Ognuno di noi riflettendo sulla propria vita, potrebbe facilmente individuare le sue personali “cattive abitudini”. Sono quelle azioni che inizialmente ci sembrano positive per affrontare la quotidianeità. Nel lungo periodo, invece, risultano dannose per noi.
Mangiare in modo sregolato, rimuginare sul passato e fumare sono alcuni esempi di “cattive abitudini” per molte persone.

Quali sono le conseguenze delle cattive abitudini?

Il problema delle cattive abitudini consiste nel fatto che con il tempo diventano per noi automatiche. Talmente tanto da non renderci più conto dei loro effetti negativi per noi.
Questo rende molto difficile sradicarle una volta che sono diventate parte della nostra vita.

Facciamo un esempio.

Proviamo ad immaginare un bel fiore in un vaso pieno di terra.
Cosa accadrebbe se mettessimo il seme di una pianta infestante nello stesso vaso?
Se nessuno interverrà, quel seme inizierà a crescere fino a quando le sue radici non soffocheranno il fiore.

La stessa cosa può accadere alla nostra vita quando viene invasa dalle cattive abitudini.

Come uscirne?

La Terapia a Seduta Singola è un metodo che può aiutarti a sradicare le tue cattive abitudini in un solo incontro.
In che modo?

1. Diventa consapevole delle tue cattive abitudini

Il primo passo per cambiare le proprie cattive abitudini è…renderti conto di avere delle cattive abitudini!
Prova a scrivere un diario delle tue giornate e a sottolineare le azioni che tendi a ripetere. Potresti notare se ci sono alcuni comportamenti che non ti fanno stare bene e che potresti provare a modificare.

2. Rifletti sulle circostanze in cui metti in atto le cattive abitudini

Prendi un foglio bianco e prova a riflettere:

QUANDO: in quale momento della giornata metti in atto le tue cattive abitudini?

QUANTO: da quanto tempo hai queste cattive abitudini?

DOVE: in quale luogo, situazione o contesto le metti in atto?
Potresti renderti conto che le tue cattive abitudini (ad es. fumare) aumentano o diminuiscono in base alla situazione in cui ti trovi.

CHI: queste cattive abitudini tendi a metterle in pratica quando sei in compagnia oppure no? c’è qualcuno che potrebbe aiutarti a sradicare le tue cattive abitudini?

3. Prova a fare qualcosa di diverso

Chiediti se ti è mai successo nelle stesse circostanze di fare qualcosa di differente che ha funzionato.
Concentrati sulle emozioni positive che hai provato in quel momento.
Potresti scoprire di avere già in te delle risorse e delle soluzioni nuove da provare per sradicare le tue cattive abitudini.

4. Comincia da un piccolo passo positivo

Non commettere l’errore di focalizzarti subito sull’obiettivo finale da raggiungere.
Piuttosto, prova a procedere per piccole azioni positive che ti facciano sentire bene nell’immediato.
Ad esempio se vuoi smettere di avere uno stile di vita sedentario, non porti come obiettivo quello di correre oggi una sfiancante maratona di 40 km.
Prova invece ogni giorno ad uscire per fare una piacevole passeggiata a piedi di 10 minuti.
Così facendo, inizierai delle nuove abitudini positive per te.

Se queste indicazioni ti sono state utili, lasciaci un tuo commento per farci sapere come è andata!

Cosa fare se invece senti di non farcela?

Non preoccuparti: le cattive abitudini, come abbiamo detto, possono essere davvero difficili da sradicare da soli.

Per questo, ogni martedì dalle 18:00 alle 20:00, per un periodo di tempo limitato, gli psicologi del nostro One Session Center sono disponibili per un incontro gratuito online utilizzando la terapia a seduta singola.

Il tuo primo passo per sradicare le tue cattive abitudini potrebbe essere questo.

Per avere maggiori informazioni e prenotare il tuo incontro, puoi inviare una e-mail a info@onesession.it oppure visitare la nostra pagina Fb OneSession.it.

 

Bibliografia

Schwartz, M. J. & Gladding, R. (2011). You Are Not Your Brain: The 4-Step Solution for Changing Bad Habits, Ending Unhealthy Thinking, and Taking Control of Your Life. New York: Avery.

Jager, W. (2003). Breaking ‘Bad Habits’: A Dynamical Perspective on Habit Formation and In L. Hendrickx, W. Jager, & L. Steg (Eds.), Human decision making and environmental perception: Understanding and assisting human decision making in real-life settings: liber amicorum for Charles Vlek. University of Groningen.

Mazzucchelli, L. (2019). Fattore 1%. Piccole abitudini per grandi risultati. Giunti Psychometrics.

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Il lavoro ti stressa? Piccoli consigli pratici

Cosa conta di più?

Lavoro, relazioni sociali, hobby, famiglia: sono tutte dimensioni che fanno parte dalla nostra persona. In ognuna di queste aree ci esprimiamo e relazioniamo in modo differente.

Tutte hanno, però, un obiettivo comune: il raggiungimento del nostro benessere. In ognuna di queste dimensioni ci prefiggiamo degli obiettivi da raggiungere per star bene.

Ogni persona può dare importanza e priorità differenti ad ognuna di esse.

C’è chi predilige l’aspetto familiare rispetto a quello sociale o quello lavorativo rispetto a quello relazionale. Questo è normale, ma l’importante è avere chiaro che per quanto possiamo prediligere una dimensione rispetto alle altre, esse fanno tutte parte della stessa totalità e devono mantenere un equilibrio per farci star bene.

È un anno che viviamo una quotidianità in continuo mutamento.

Mantenere un equilibrio tra lavoro, famiglia, relazioni sociali e passioni è una vera sfida. Si pensi ai cambiamenti avvenuti nel nostro modo di lavorare: lavoro a distanza, smart working, lavoro sul campo, lavoro al 50 %.

Modalità lavorative, a cui non eravamo abituati e che ci sono state imposte dalla situazione emergenziale.

Esse non hanno inciso esclusivamente sulla nostra dimensione lavorativa, ma hanno prodotto effetti in tutti i sistemi in cui ognuno di noi è inserito.

Riflettiamo.

Con lo smart working, spesso, viene a mancare il confine fisico fra ambiente di lavoro e di vita familiare. Per chi è impegnato in prima linea, il rientro a casa è spesso accompagnato oltre che dalla fatica fisica anche da pensieri ricorrenti e preoccupazioni.

Chi lavora al 50% in presenza e 50% a distanza è costantemente portato a ridefinire spazi fisici e mentali.

Tutte queste condizioni stanno portando all’aumento del numero di persone che vive il lavoro in modo stressante.

Si arriva a percepire la pausa da lavoro come mancanza.

Ad avere pensieri correlati al lavoro anche quando si sta dedicando del tempo ad altro.

Quali sono gli effetti che si possono generare?

Tutto ciò non fa altro che allontanarci dall’obiettivo che ognuno di noi dovrebbe perseguire: il benessere.

Spesso non ci si accorge dello “sconfinamento” dell’area lavorativa.

Ricerche hanno dimostrato che molti lavoratori durante quest’anno abbiano iniziato a lavorare un’ora prima o terminato un’ora dopo.

Siano stati reperibili oltre l’orario d’ufficio. Abbiano avuto difficoltà a “staccare la spina” e stiano vivendo livelli di ansia superiori agli standard.

Tutto ciò avviene in modo graduale fino a sembrarci normalità.

È come un’abitudine.

Lavoro ogni giorno un po’ di più fino ad arrivare all’eccesso, fino a quando il non lavorare mi fa sentire in colpa o il pensiero del lavoro diviene costante.

Per questa ragione bisogna stare attenti.

In psicologia sono state definite differenti condizioni correlate al lavoro che minano il benessere della persona.

Tra queste si parla di stress lavoro correlato che è una situazione limite che, se non affrontata nel modo giusto può causare fenomeni di burnout.

L’incremento del ritmo e del carico di lavoro, pressioni emotive, precarietà e mancanza di equilibrio tra vita lavorativa e vita personale possono creare vissuti stressanti.

Lo stress lavoro correlato, così come ogni altra condizione stressante, varia da individuo a individuo. Si arriva a vivere il lavoro come stressante quando ci troviamo in una situazione difficoltosa e le usuali strategie messe in atto non si rivelano funzionali.

Laddove questa situazione di difficoltà si protrae nel tempo può sfociare in burnout che letteralmente significa crollo, esaurimento.

Cosa fare per migliorare il proprio benessere?

Se arrivi a sentirti in colpa perché non stai lavorando. Se mentre fai altro pensi al lavoro, qui ci sono piccoli suggerimenti pratici per migliorare la qualità delle tue giornate.

  • Prima di iniziare la giornata lavorativa fai qualcosa che ti gratifichi. Qualcosa che ti dia la carica e ti faccia iniziare la giornata con il piede giusto. Concediti una colazione più lunga, fai esercizio, leggi il giornale. L’importante è dedicare del tempo a te.
  • Lavora in uno spazio definito. Se sei in smart working è importante che tu riesca a definire fisicamente lo spazio del lavoro. Cerca di evitare gli spazi comuni e se non è possibile delimita in modo creativo lo spazio del lavoro dallo spazio di vita.
  • Inizia la giornata scrivendoti una lista di cose da fare. Puoi provare a scrivere in sezioni diverse in modo da sapere “cosa farai oggi” per te, per il lavoro e per la famiglia.
  • Definisci con precisione i tuoi orari di lavoro. Questo ti permetterà di compilare in modo più dettagliato la lista di “cose da fare oggi”
  • Datti un tempo per “rigenerarti”. Piccole pause in cui sgranchirti le gambe e distogliere l’attenzione ti possono permettere di ripartire più efficace ed efficiente di prima.

Questi sono solo cinque piccoli accorgimenti che possono migliorare la tua giornata ed il rapporto con la dimensione lavorativa.

Se ti accorgi che non basta, che hai bisogno di piccoli aiuti per apportare anche piccole modifiche alla tua routine, o hai voglia di avere un confronto con un professionista per comprendere se le tue strategie per migliorare il benessere e ritrovare il tuo equilibrio sono efficaci, ti ricordo che ogni martedì, per un periodo limitato, dalle 18:00 alle 20:00 i terapeuti del nostro team One Session si rendono disponibili per degli incontri aperti a tutti utilizzando la terapia a seduta singola.

Contattaci per maggiori informazioni inviando una e-mail a info@onesession.it oppure visita la nostra pagina Fb OneSession.it.

 

 

Bibliografia

Campanini, P. (2019). Stress lavoro-correlato e la sua valutazione. Giornale Italiano di psicologia, 79-86.

GLINT (2020). How employees are feeling right now. GLINT.

Kotera,Y., Vione, K. C. (2020). Psychological impacts of the New Ways of Working (NWW): A Systematic Review. International Journal of Enviromental Research and Public Health.

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Genitori si nasce o si diventa? Come adattarsi all’arrivo in famiglia di un bambino!

L’emozione di diventare genitore

Diventare genitori è uno degli eventi più carichi a livello emotivo che un individuo possa vivere. Sia per gli uomini che per le donne, scoprire di essere in attesa di un bambino può far sperimentare emozioni diverse.

In particolare, è molto comune sperimentare emozioni quali gioia, sollievo, ma anche ansia ed in alcuni casi paura per le nuove responsabilità.

Secondo uno studio condotto nel reparto maternità di un ospedale portoghese, le emozioni più comuni verso il bambino nei primi due giorni dopo il parto erano positive; emozioni negative, come la paura, erano meno frequenti, ma presenti, e tendevano ad attenuarsi dopo i primi due giorni. Inoltre emerse che erano le neo mamme ad essere maggiormente spaventate per i cambiamenti.

La gravidanza e la successiva genitorialità vengono considerate dagli psicologi eventi “critici” , poichè richiedono ai neo genitori di rivedere le proprie abitudini e il proprio stile di vita. Questa consapevolezza potrebbe essere fonte di disagio o di stress, in quanto potrebbe essere necessario modificare profondamente gli equilibri precedenti.

Nonostante questo, l’opportunità di diventare genitore può favorire un profondo processo di crescita, sia personale che di coppia.

Cosa cambia nella coppia genitoriale?

Prima degli anni ’80 la ricerca psicologica tendeva ad escludere il padre, focalizzandosi sul rapporto madre-figlio; oggi si tende a riconoscere l’importanza di una sana relazione tra i genitori rispetto all’accudimento del bambino. L’esperienza della genitorialità permette alla coppia di evolversi, e alla relazione di maturare.

Spesso l’esperienza della nascita del primo figlio può comportare sostanziali cambiamenti nelle abitudini della famiglia, ripercuotendosi inevitabilmente sulla relazione tra mamma e papà. Ad esempio, avere gli orari scanditi dai bisogni e dai ritmi del bambino potrebbe richiedere di sacrificare il tempo prima destinato agli interessi.

Non tutti i genitori riescono a trovare subito un nuovo equilibrio; a volte questo processo può richiedere un periodo più lungo, ma questo non deve scoraggiare la coppia. Inoltre potrebbe succedere che la mamma dedichi molto del proprio tempo al bambino, facendo sentire il papà escluso dalla vita familiare, ed un po’ geloso dell’intensa relazione madre-figlio.

Oppure la mamma potrebbe sentirsi sommersa di responsabilità, bisognosa di maggiori attenzioni e supporto da parte del partner nella gestione del neonato. Per questi motivi, una relazione solida e orientata al dialogo tra i neo genitori rende più facile l’adattamento al ruolo genitoriale e ne accresce le competenze.

Parlare con il proprio partner delle difficoltà che si sperimentano e renderlo partecipe delle proprie preoccupazioni potrebbe aiutare la coppia a ritrovare l’agognata sintonia.

Le difficoltà di adattarsi alla nuova routine familiare

Prendersi cura di un neonato è sicuramente stancante, per via del grosso impiego di risorse che un bambino richiede. Potrebbe quindi essere frequente che i genitori si sentano stanchi e scoraggiati, magari non adatti rispetto al nuovo ruolo genitoriale.

Questi sentimenti potrebbero essere del tutto normali, e non devono far sentire i genitori inadeguati. Soprattutto per le madri è frequente sentirsi poco competenti ed avere paura a svolgere le azioni che riguardano la cura del bambino.

Avere paura o voler chiedere aiuto non rende una madre una cattiva mamma. In questi casi può essere utile rivolgersi al pediatra di fiducia per avere rassicurazioni in merito. In alternativa potrebbe essere utile richiedere un supporto psicologico per ricevere aiuto da parte di professionisti qualificati. A volte anche un singolo incontro può bastare per riuscire a gestire meglio lo stress e i cambiamenti.

Sul sito www.onesession.it potrai trovare un elenco di professionisti formati in Terapia a Seduta Singola che potranno aiutarti a raggiungere i risultati sperati ed uscire in tempi brevi dalla situazione di disagio.

 

Dott.ssa Fulvia Mariagrazia Messina

 

Bibliografia

Benvenuti P. (2008), Psicopatologia nell’arco della vita. Seid Editori

Cannistrà F., Piccirilli F. (2018), Terapia a seduta singola. Principi e pratiche. Giunti Psychometrics

Figueiredoa B., Costaa R., Pachecoa, A. & Paisb A. (2007).

Mother-to-infant and father- to-infant initial emotional involvement. Early Child Development and Care, 5, 521-532.

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