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No smoking: alla ricerca del piacere perduto

Quante volte ti sei detto, dopo l’ennesimo colpo di tosse: “basta è arrivato il momento, d’ora in poi devo smettere di fumare!”. E’ passato un giorno, forse due, e poi non ce l’hai fatta: hai dovuto comprare un altro pacchetto e fumarti le tue solite 10 o 20 sigarette.

Il problema dello smettere di fumare non risiede soltanto nella consapevolezza che il fumo fa male. Te l’avranno ripetuto in mille modi che la nicotina, a lungo andare, crea dipendenza fisica, può causare tumori, nonché malattie al sistema respiratorio e circolatorio (Conti et al., 2013). Eppure, nonostante tu ne sia consapevole, ti è difficile rinunciare a quel maledetto vizio.

Cosa ci succede.

Questo accade perché, oltre alla dipendenza fisica, la sigaretta provoca anche una dipendenza psicologica ben più restia a cedere. La sigaretta riempie cioè gli spazi vuoti della tua giornata, riduce lo stress, ha un effetto calmante. Col tempo, si finisce per associarla a una sensazione di controllo degli eventi e delle emozioni, o a un senso temporaneo di sicurezza, conforto, distensione (Satomura & Nakahara, 2003).

Se ti ritrovi in una di queste situazioni, te lo dico chiaramente: sei un tabagista.

Il tabagismo è una forma di dipendenza fisica e psicologica che ti porta a fumare almeno 10 sigarette al giorno, con conseguente alitosi mattutina, tosse catarrosa, nonché nervosismo, insoddisfazione e sensazione di nullità nel caso tu non riesca (Skorjanec, 2008).

Se fumi solo 1 o 2 sigarette una volta ogni tanto, senza soffrire di astinenza: vai tranquillo, non stiamo parlando di te.

C’è una cosa però che non ti ho detto: il fatto che la sigaretta riempia quel tuo “vuoto” interiore, è una pura illusione. Te ne sarai accorto anche tu, d’altronde. Mentre aspiri il tabacco, ti sembra di godere del piacere più grande; quando la sigaretta è finita nel portacenere, invece, basta che passino 1 o 2 ore, e senti di nuovo la necessità di provare un appagamento “ancora più grande”, magari accendendotene un’altra. E lo stesso ti capita per quella dopo e quella dopo ancora, e via dicendo.

Pensaci bene: non è la soddisfazione che ti porta a fumare, ma la perenne insoddisfazione che la sigaretta produce dentro di te (Nardone & Watzlawick, 2014). Se con una sigaretta riusciresti già a raggiungere l’appagamento tanto desiderato, che motivo avresti di fumarne altre 10, 20 o 30 al giorno? Vivere con questa perenne insoddisfazione interna, non è un bel vivere, vero?

Cosa si può fare.

Tuttavia, come per ogni dipendenza, anche dal tabagismo puoi uscirne vincitore, in modo da ritrovare quel piacere che nella sigaretta hai perduto.

Prima di tutto, devi avere alla base una grande spinta interiore: smettere di fumare comporta avere motivazioni forti e decise (Skorjanec, 2008). In seguito, dovrai costruirti un piano di progressiva riduzione del numero di sigarette che ti fumi ogni giorno. Questo passaggio non sarà semplice, è chiaro: già ti vedo far ricorso a ogni tipo di escamotage pur di non metterti in bocca quella cicca che tanto vorresti (chiedere a tua moglie di nasconderti il pacchetto? comprare le sigarette che non ti piacciono? imbavagliarti la bocca? Non esageriamo…).

Nel periodo di astinenza ti sarà difficile resistere alla tentazione di fumare (chi meglio di te può comprendere questa sensazione!), poiché il tuo corpo ci metterà del tempo prima di riabituarsi a una vita senza tabacco. Eppure, con buona forza di volontà, vedrai che potrai riuscirci anche tu.

Chiedi aiuto. Non sempre si può fare tutto da soli!

Qualora da solo non riuscissi, ci sono dei professionisti che possono aiutarti molto nel raggiungere questo obiettivo.

Esistono delle psicoterapie, ad esempio, che col tempo hanno sviluppato delle tecniche specifiche per chi vuole smettere di fumare. Una di queste è la psicoterapia breve  strategica, il cui scopo è quello di rinforzare la motivazione col fine ultimo di cambiare l’atteggiamento nei confronti della sigaretta (Nardone & Watzlawick, 2014).

Paradossalmente per diminuire la dipendenza da nicotina, non è opportuno fumare meno sigarette, ma riuscire a provare una volta per tutte quel “piacere più grande” che a ogni aspirata ti illudi di aver già trovato. Perché non provare a ricercare quella “soddisfazione perfetta” in una sola sigaretta, anziché ricercarla in 10, 20 o 30? E’ così che, a poco a poco, capirai che la sigaretta non ti ha mai dato alcuna soddisfazione reale, e rivolgerai la tua ricerca altrove, abbandonandola in modo definitivo.

Che immensa soddisfazione sarà per te? E chissà quanto poi ne guadagnerebbero la tua salute, la tua famiglia, il tuo conto in banca…

Armati, quindi, di pazienza, buona volontà e consapevolezza e vai alla riconquista del tuo piacere perduto!

 

Bibliografia

Conti, B., Puppo, G., Pistelli, F. (2013). Epidemiologia ed effetti sulla salute del fumo di tabacco, Rivista Italiana di Fisioterapia e Riabilitazione Respiratoria, n. 3, pp. 19-25.

Nardone, G., Watzlawick, P. (2014). L’arte del cambiamento: la soluzione dei problemi psicologici personali e interpersonali in tempi brevi, Ponte alle Grazie, Firenze.

Satomura, K., Nakahara, T. (2003). Consciousness and psychological behaviors of smokers, Journal of the Japan Medical Association, Vol. 127, n. 7, pp. 1015-1018.

Skorjanec, B. (2008). Come smettere di fumare, Ponte alle Grazie, Firenze.

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