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Quando lo stress diventa troppo: gestire i segnali del corpo e della mente

Che stress questo stress!

Tutti abbiamo vissuto almeno una volta nel corso della nostra vita dei periodi intensi. Se questo capita ogni tanto, possiamo recuperare con facilità. Al contrario, se questo diventa una condizione cronica, l’organismo potrebbe adattarsi abbassando i suoi equilibri e “sacrificando” alcuni livelli di funzionamento.

Hai presente quando sei stanco per un lungo lavoro, per le scadenze pressanti, per gli impegni improrogabili? Gli occhi diventano pesanti, la testa pure…ma devi andare avanti!

E allora, aumenti il controllo, togli il sonno, aumenti il caffè, togli il tempo per te, togli le attività piacevoli che potrebbero farti respirare un po’. Pensi pensi e ripensi nel tentativo di trovare una soluzione a tutti questi problemi, eviti di chiedere aiuto, perché forse, da soli, si finisce prima (si perderebbe ancora più tempo a dare indicazioni a qualcun altro)… il tutto per tenere duro.

La vita quotidiana è disseminata da potenziali fonti di stress che possono metterci i bastoni tra le ruote rispetto alla nostra capacità di vivere serenamente e al meglio delle nostre possibilità.

La pressione della quotidianità, scadenza serrate, relazioni interpersonali difficoltose e conflittuali a lavoro e a casa, mancanza di supporto e rete sociale, difficoltà economiche, preoccupazioni per la salute, cambiamenti nella propria vita, incertezza riguardo al futuro e alle scelte da fare, sono solo alcuni di tutti i potenziali rischi per lo sviluppo di una condizione di stress cronico. Questi possono portarci a compromettere in maniera pervasiva la nostra salute e il nostro benessere psicofisico.

Il raggiungimento del proprio benessere, lungi dall’essere legato esclusivamente all’eliminazione delle fonti di malessere, si ottiene con un costante impegno nella quotidianità. Impegno volto a creare opportunità che ci facciano stare bene con noi stessi, con gli altri e con il mondo.

Il perno su cui costruire queste opportunità sono le nostre energie, che diventano “carburante” per il lavoro quotidiano verso il benessere. Quando viviamo una situazione difficile, la fatica è il primo campanello di allarme da riconoscere per prevenire un periodo di stress negativo. Fatica e stress sono infatti due fenomeni da distinguere e da riconoscere, per poterne fare buon uso.

La fatica: un prezioso campanello d’allarme

La fatica è uno stato in cui il nostro organismo, sottoposto a forti pressioni o stimoli nocivi intensi, siano essi continuativi o improvvisi, si logora, provocando un malfunzionamento generale o di un particolare organo.

In letteratura vengono identificate due tipologie di fatica:

  • fatica nervosa, che corrisponde ad uno stato di sofferenza psichica e che può portare al manifestarsi di sintomi oggettivi, quali insonnia e ansia;
  • fatica fisiologica, che può portare alla diminuzione di eccitabilità dell’organo interessato e la modifica di costanti organiche, come ad esempio la diminuzione della forza muscolare.

Trascurare o ignorare i segnali di fatica, sebbene possa essere inizialmente una soluzione per affrontare periodi intensi in cui potrebbe sembrare impossibile potersi fermare, a lungo andare potrebbe diventare invece la causa di un malessere via via sempre crescente.

Al contrario, potremmo considerare la fatica come un “termometro” utile per rivedere le modalità attraverso cui viviamo e affrontiamo determinate situazioni “stressanti”.

Ogni persona, infatti, risponde e reagisce allo stress in modo diverso. Questo modo è influenzato soprattutto da come la persona interpreta e valuta gli eventi stressanti nella propria vita: esperienze passate (ad esempio, esperienze di efficacia in situazioni di stress vs di inefficacia), credenze personali (sono in grado di vs non sono in grado di), aspettative, sono tutti elementi che determinano la nostra reazione individuale allo stress.

Oltre al ruolo della soggettività, un altro fattore determinante, e spesso sottovalutato, che contribuisce a far diventare lo stress “cattivo” è il protrarsi della risposta di stress. Situazioni di cronicizzazione possono portare ad un lento esaurimento delle risorse a disposizione, andando ad annullare (anche a livello biologico) quella parte funzionale della risposta di stress che ci rende pronti all’azione.

La difficoltà a svegliarsi, il non riuscire ad ingranare al lavoro fino a metà mattinata, l’andare su tutte le furie per ogni piccolo impedimento sono campanelli d’allarme di una stanchezza che dura da troppo tempo.

Scegli il tuo ritmo

Il nostro organismo funziona ritmicamente, pensiamo all’ispirazione e all’espirazione, alla contrazione e al rilassamento muscolare, al ciclo sonno-veglia.

Dunque, anche il nostro comportamento dovrebbe seguire un ritmo fisiologico che si compone di diverse fasi:

  • Azione;
  • Percezione dell’affaticamento;
  • Riposo;
  • Azione.

Riconoscendo tempestivamente i segnali della fatica potresti infatti:

  1. vivere la quotidianità al meglio delle tue energie;
  2. rendere più produttive le ore della tua giornata;
  3. vivere con più soddisfazioni le relazioni sociali e familiari;
  4. star bene con te stesso.

I ritmi di vita sempre più frenetici ai quali siamo sottoposti, spesso ci inducono a non ascoltare i segnali di stanchezza, a respingerli anche quando sono evidenti, a continuare ad agire producendo però risultati sempre peggiori con l’esaurimento del nostro organismo.

La stanchezza può nascondersi anche dietro ad una persona apparentemente attiva, che si sforza di non sentire la fatica che prima o poi si manifesterà comunque in qualche modo.

Quando siamo nella fase di esaurimento il nostro comportamento non è più fluido. Quando non ci concediamo il riposo necessario, il disagio può insorgere e fermare in modo brusco il nostro andamento e allora accumuliamo stress su stress perché dobbiamo riorganizzare le nostre abitudini in un momento in cui non avevamo dato spazio a questa eventualità.

È importante notare che per riposo non si intende solo dormire ma anche fare attività rigeneranti, che diminuiscano il carico menale e procurino soprattutto piacere.

Altri passi per affrontare lo stress

Un altro passo importante per affrontare lo stress in modo efficace potrebbe essere individuare le strategie che stai usando al momento, per far fronte alle situazioni stressanti presenti nella tua vita:

  • Cosa fai quando ti senti stressato/a?
  • Questa azione ti fa sentire meglio sul momento? E nel lungo termine?

Ad esempio, se hai un conflitto con un collega, eviti di parlarci? Questo come ti fa sentire nel breve termine? E nel lungo termine è lo stesso?

Un altro passo importante potrebbe essere inserire attività che ti “nutrono”, anziché deprivarti di risorse. Prendere del tempo per te, svolgere attività fisica all’aria aperta o qualsiasi attività che ti fa provare piacere durante il suo svolgimento.

Lo stress non è un nemico da combattere, ma una spinta naturale che ci aiuta a crescere. Invece di cercare di annientarlo, dovremmo concordare con lui un contratto di convivenza, dove entrambi vinciamo. Tuttavia, le soluzioni che possiamo mettere in campo per affrontare momenti di vita o situazioni stressanti, possono trasformarlo in una trappola per il nostro benessere.

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Riferimenti bibliografici

McGonigal, K. (2019). Il lato positive dello stress. Giunti Editore

Nardone, G., & Watzlawick, P. (2005). L’arte del cambiamento. Ponte alle Grazie.

Salmon, P. (2001). Effects of physical exercise on anxiety, depression, and sensitivity to stress: A unifying theory. Clinical Psychology Review, 21(1), 33-61.

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