Comunicare i propri bisogni senza sentirsi egoisti
Nei percorsi psicologici e nei training sulla comunicazione efficace lavoro spesso sull’imparare a notare i propri bisogni, desideri e sensazioni per poi imparare a comunicarli nelle relazioni (personali, lavorative ecc). Altrettanto spesso mi capita di dover fronteggiare gli ostacoli legati alla convinzione che l’espressione di sé sia sintomo di egoismo. Spoiler: non lo è.
In questo articolo vediamo come comunicare i propri bisogni nelle relazioni senza sentirsi egoisti, così che la (dis)percezione di egoismo non si interponga tra la teoria (imparare a comunicare i propri bisogni) e la pratica.
Step 1. Comunicazione assertiva: una bilancia in perfetto equilibrio.
L’assertività è lo stile comunicativo che permette di verbalizzare i propri bisogni, opinioni, desideri, senza dover calpestare quelli altrui. Si contrappone allo stile passivo (i tuoi bisogni, desideri, opinioni hanno “più peso” dei miei) e allo stile aggressivo (i miei bisogni opinioni ecc, hanno “più peso” dei tuoi). Come una bilancia: se imparo a comunicare con assertività, metto me e l’altro sullo stesso livello. Nel proseguire, porta con te questa immagine: dare equo peso, Io e l’Altro. Stabiliamo una relazione alla pari. Con pari responsabilità.
Bada bene, l’assertività non è un qualcosa di innato. Le interazioni assertive si possono apprendere e, quando allenate, migliorano il funzionamento interpersonale riducendo ansia e umore depresso (Speed, Goldstein, & Goldfried, 2018). In questo senso, dare voce ai propri bisogni non è un “eccesso” da correggere, ma un’abilità che protegge sia noi, sia la qualità delle relazioni nel lungo periodo, ponendo dei confini e imparando a dire di no. La comunicazione efficace dei propri bisogni diventa allora una forma di cura per sé e per il legame, non un atto egoista.
Step 2. I bisogni: naturale spinta di vita, non “capricci”
Avere dei bisogni è una parte strutturale dell’essere umano. I bisogni ci motivano e orientano le nostre azioni. La gerarchia dei bisogni di Abraham Maslow – dai bisogni fisiologici fino alla realizzazione personale – ci ricorda che cercare sicurezza, relazioni, riconoscimento e crescita è un movimento naturale, presente in tutti, anche se in forme diverse nel corso della vita (Maslow, 1943). In questa prospettiva, il problema non è “avere bisogni”, ma cosa facciamo con quei bisogni: li neghiamo, li silenziamo, o proviamo a dar loro voce in modo chiaro e rispettoso?
La comunicazione assertiva e la comunicazione non violenta (Rosenberg & Costetti, 2010) permettono proprio di dare voce a questi bisogni, pur restando in quell’equilibrio di cui sopra. La Comunicazione Non Violenta, in particolare, propone di partire da ciò che osserviamo, da come ci
sentiamo e da ciò di cui abbiamo bisogno, per formulare richieste chiare e specifiche, invece di usare accuse o generalizzazioni. In tal senso, Dare valore a me, non ne toglie a te: comunicare i bisogni nelle relazioni non significa pretendere, ma rendere più comprensibile il nostro mondo interno, in modo che l’altro possa incontrarci, davvero.
Step 3. Sano egoismo vs malsano altruismo: l’ago della bilancia
Un ulteriore aspetto legato alla comunicazione efficace dei propri bisogni e i risvolti relazionali ci viene offerta da un recente lavoro inerente all’egoismo sano (Kaufman & Jauk, 2020). Gli autori mostrano come l’attenzione ai propri bisogni sia associata ad un maggior livello di benessere psicologico, minore stress e relazioni più equilibrate. D’altro canto, una dose eccessiva di altruismo può divenire un impedimento alla propria crescita personale e può risultare intrusiva, “troppo”, persino per le persone destinatarie di questa disponibilità. A spingere le persone verso livelli in alcuni casi “patologici” di altruismo vi sono spesso proprio questi bisogni che Maslow elenca: bisogno di approvazione, di sentirsi utili, apprezzati ecc. Non si scampa. Siamo fatti della stessa sostanza dei (bi)sogni.
Il rischio dunque è di trovarsi in una paradossale situazione in cui più ti allontani dall’ascolto dei tuoi bisogni per paura di essere egoista, più rischi – in nome del sentirsi approvato, evitare conflitti ecc – di privare l’altro della possibilità di gestire un rifiuto, di essere autonomo, di valorizzare la relazione in maniera assertiva. Lavorare su piccoli passi concreti – un “no” in più dove avresti detto “sì” per abitudine, una richiesta specifica invece di aspettarsi che l’altro capisca da solo – è già un buon inizio per sperimentare i tuoi confini e la tua percezione di sano egoismo.
Se senti il bisogno di una spinta in più per imparare a riconocere i tuoi bisogni e comunicarli, puoi chiedere aiuto a One Session (Clicca qui)
Riferimenti bibliografici
Kaufman, S. B., & Jauk, E. (2020). Healthy selfishness and pathological altruism: Measuring two paradoxical forms of selfishness. Frontiers in psychology, 11, 1006.
Maslow, A. H. (1943). A theory of human motivation. Psychological Review, 50(4), 370–396
Rosenberg, M. B., & Costetti, V. (2010). La comunicazione nonviolenta. Esserci.
Speed, B. C., Goldstein, B. L., & Goldfried, M. R. (2018). Assertiveness training: A forgotten evidence‐based treatment. Clinical Psychology: Science and Practice, 25(1), 20.

Psicologa specializzanda in psicoterapie brevi, supporto le persone a ritrovare le proprie risorse in periodi di blocco, supportandole nel trovare a propria strada sia a livello personale che professionale.